Asti dal sottosuolo e dall’alto: una giornata tra storia e cultura
Dopo tre giorni trascorsi tra borghi, vigneti, degustazioni e strade che attraversano le colline del Monferrato (ve ne ho parlato qui), il quarto giorno del mio viaggio ha avuto un ritmo completamente diverso.
Lasciata per qualche ora la tranquillità di Melazzo e della Tenuta San Lorenzo, siamo saliti in macchina in direzione di Asti.
Ero molto curioso di conoscere la città e, trovandoci a meno di un’ora di distanza durante quei giorni di vacanza, non volevamo perdere l’occasione di dedicarle praticamente un’intera giornata.
Se nella prima parte del viaggio il filo conduttore erano stati soprattutto il territorio e il vino, ad Asti sarebbero stati la storia e la cultura.
Grazie allo Smarticket di Asti (un biglietto per otto musei) abbiamo costruito un percorso che ci ha portati da Palazzo Mazzetti alla Cripta e Museo di Sant’Anastasio, da Palazzo Alfieri alla Domus Romana, fino alla visita che aspettavo più di tutte: la salita sulla Torre Troyana.
Senza averlo programmato, è diventato anche un curioso viaggio verticale attraverso la città. Siamo scesi nel suo sottosuolo, abbiamo incontrato testimonianze di epoche molto diverse, abbiamo camminato per le vie del centro continuando ad alzare lo sguardo verso le torri e, alla fine, siamo saliti per 199 scalini per osservare Asti a 360 gradi dall’alto.
Ed è proprio da qui che continua il racconto dei miei cinque giorni in Piemonte.

Smarticket di Asti: un biglietto per scoprire la città
Per organizzare la giornata abbiamo utilizzato lo Smarticket di Asti, il biglietto integrato che permette di accedere a diversi musei e luoghi culturali della città.
Nel nostro caso è diventato anche una sorta di filo conduttore per costruire l’itinerario. La sequenza delle nostre visite è stata: Palazzo Mazzetti → Cripta e Museo di Sant’Anastasio → Palazzo Alfieri → Domus Romana → Torre Troyana.
Un percorso che ci avrebbe fatto attraversare epoche e volti molto diversi di Asti. Il punto di partenza è stato uno dei suoi palazzi storici più importanti.
Palazzo Mazzetti: iniziare Asti tra arte e stanze barocche
La prima visita della giornata è stata Palazzo Mazzetti, storica residenza della famiglia Mazzetti e oggi sede della Pinacoteca Civica.
Una volta entrato, mi sono reso conto abbastanza velocemente che non sarebbero state soltanto le opere esposte a catturare la mia attenzione. Anche il palazzo in sé meritava di essere osservato. Durante la visita mi capitava spesso di alzare lo sguardo verso i soffitti, soffermandomi sulle decorazioni, sui dipinti e sui dettagli di alcune stanze che ricordano ancora oggi il passato aristocratico dell’edificio.
Poi c’erano le opere. In particolare ricordo alcune tele enormi, capaci quasi di occupare visivamente intere pareti e di dominare gli ambienti nei quali erano esposte. Ma tra le cose che mi sono rimaste maggiormente impresse c’è anche qualcosa di completamente opposto per dimensioni: la collezione di microsculture. Dopo essermi trovato davanti a quadri di quelle proporzioni, osservare opere così piccole da richiedere di avvicinarsi per coglierne i dettagli creava un curioso gioco di scale.
Dal gigantesco al minuscolo nel giro di poche sale.
Palazzo Mazzetti è stato quindi un ottimo punto di partenza per la giornata, anche perché il contenitore si è rivelato interessante quasi quanto ciò che conteneva.
Uscito dalle sue sale eleganti, però, Asti stava per mostrarmi un volto completamente diverso. Per continuare la visita avrei dovuto scendere sotto la città.



Sant’Anastasio: scendere sotto Asti
La seconda tappa è stata la Cripta e Museo di Sant’Anastasio.
Il percorso museale si sviluppa nel sottosuolo e permette di incontrare testimonianze appartenenti a epoche differenti, quasi leggendo le stratificazioni sulle quali Asti si è sviluppata nel corso dei secoli.
Nel lungo corridoio del museo sono esposti numerosi elementi lapidei e capitelli. Devo ammettere che questa parte mi ha coinvolto meno. Non essendo per niente esperto di questo tipo di arte, davanti alla successione dei capitelli non sempre riuscivo a cogliere quelle differenze stilistiche e quei dettagli che probabilmente un occhio più preparato avrebbe saputo apprezzare molto meglio.
Poi sono arrivato alla Cripta di Sant’Anastasio. E lì la visita, almeno per me, è cambiata completamente. Non serviva essere esperti. Bastava entrare.
Trovarmi realmente all’interno della cripta è stato uno dei momenti più suggestivi della giornata. Le colonne, le volte, la pietra, la luce e soprattutto la consapevolezza di essere sotto il livello della città moderna creavano un’atmosfera particolare. Per qualche istante mi è sembrato quasi di entrare in una di quelle scene cinematografiche legate all’archeologia e alla scoperta di antichi luoghi nascosti. Naturalmente non c’erano misteriosi tesori da trovare. Il fascino era il luogo stesso.
A Palazzo Mazzetti ero rimasto colpito soprattutto da ciò che potevo guardare. A Sant’Anastasio, invece, mi è rimasta soprattutto la sensazione di essere dentro il luogo.
Risalito nuovamente al livello delle strade di Asti, era arrivato il momento di conoscere uno dei suoi cittadini più illustri.


Palazzo Alfieri: conoscere Vittorio Alfieri partendo da casa sua
La terza tappa è stata Palazzo Alfieri.
In questo caso partivo quasi completamente da zero. Conoscevo il nome di Vittorio Alfieri, ma non sapevo praticamente nulla della sua vita, delle sue opere o del suo rapporto con Asti. La visita è diventata quindi soprattutto un’occasione per scoprire chi ci fosse dietro quel nome.
Nato proprio ad Asti nel 1749, Vittorio Alfieri è considerato uno dei maggiori autori italiani del Settecento e una figura fondamentale della tragedia italiana. Scrittore, poeta e drammaturgo, ebbe una vita caratterizzata anche da numerosi viaggi attraverso l’Europa e costruì buona parte della propria produzione intorno a temi come la libertà, l’individuo e l’opposizione alla tirannide.
Il palazzo nel quale stavo camminando non è semplicemente un museo a lui dedicato. È la casa nella quale nacque.
Gli ambienti, i documenti, i ritratti e le testimonianze conservate permettono così di avvicinarsi progressivamente alla sua figura. Nel mio caso il valore della visita è stato proprio questo. Non sono certamente uscito da Palazzo Alfieri come esperto di letteratura settecentesca. Ma sono entrato conoscendo poco più di un nome e sono uscito sapendo finalmente qualcosa della persona che c’era dietro. E quando si viaggia, anche questo è un modo di scoprire qualcosa di nuovo.
Lasciato Palazzo Alfieri, il mio viaggio nella storia di Asti avrebbe fatto un salto indietro molto più grande. Destinazione: l’epoca romana.


Domus Romana: una piccola finestra sull’Asti di duemila anni fa
La quarta visita della giornata è stata la Domus Romana.
Devo ammettere che prima di entrare avevo immaginato qualcosa di diverso. Il termine Domus Romana mi aveva fatto pensare a un sito archeologico piuttosto esteso, composto da diversi ambienti e capace di richiedere un certo tempo per essere visitato.
La realtà è stata differente. È stata la visita più breve della giornata e sono rimasto all’interno soltanto pochi minuti. Questo non significa, però, che non sia stata interessante.
La Domus conserva i resti di un’abitazione privata di epoca romana e permette di osservare alcune testimonianze dell’antica Hasta, il nome della Asti romana. A catturare maggiormente la mia attenzione sono stati soprattutto i mosaici. Tra le testimonianze conservate ci sono inoltre le tracce dell’hypocaustum, il sistema utilizzato dai Romani per far circolare il calore sotto il pavimento e riscaldare gli ambienti.
La Domus è stata quindi molto più piccola e rapida da visitare di quanto mi aspettassi, ma comunque una tappa interessante. Più che un grande museo archeologico, l’ho percepita come una piccola finestra aperta sull’Asti di quasi duemila anni fa.
Pochi minuti dopo ero nuovamente all’aperto. E dopo essere sceso più volte sotto il livello della città durante quella giornata, era arrivato finalmente il momento di fare esattamente l’opposto. Salire.

Torre Troyana: 199 scalini per guardare Asti dall’alto
La Torre Troyana era la tappa che aspettavo più di tutte.
Il motivo è molto semplice: mi ha sempre affascinato osservare le città dall’alto.
Quando ne ho la possibilità cerco quasi sempre di farlo. Succede a Milano, la città in cui vivo, quando salgo sulle terrazze del Duomo o su uno dei diversi rooftop della città. Ed è successo durante molti altri viaggi: se trovo una torre, una terrazza, un campanile o un punto panoramico accessibile, difficilmente resisto alla tentazione di salire.
Guardare una città dall’alto cambia completamente la prospettiva. Le strade percorse fino a pochi minuti prima diventano linee, i palazzi iniziano a comporre un disegno e lo sguardo supera i tetti per andare alla ricerca dell’orizzonte.
Anche Asti doveva essere vista da lassù. Prima, però, bisognava conquistarsi il panorama.
La Torre Troyana raggiunge circa 44 metri di altezza e per arrivare in cima bisogna affrontare 199 scalini. Scriverlo è decisamente meno faticoso che salirli.
Non essendo particolarmente allenato in questo periodo, la salita si è fatta sentire. Nulla di impossibile, naturalmente: basta un po’ di pazienza, prendersi il proprio tempo e continuare a salire. Gradino dopo gradino. Fino ad arrivare finalmente in cima. A quel punto la fatica è passata immediatamente in secondo piano.
Davanti a me Asti si apriva a 360 gradi. Tetti, campanili, torri, strade e, più lontano, l’orizzonte. È stato uno dei momenti più belli della giornata. Ed è proprio questa la ragione per cui continuo a cercare punti panoramici quando viaggio.
Da terra scopri una città pezzo dopo pezzo. Dall’alto, invece, per qualche minuto hai quasi l’illusione di poterla vedere tutta insieme.
Ripensandoci, senza averlo programmato, il mio itinerario ad Asti aveva costruito anche un curioso percorso verticale. A Sant’Anastasio ero sceso sotto la città. Con la Domus Romana ero tornato ancora una volta nel sottosuolo, cercando le tracce dell’antica Hasta. Adesso mi trovavo a circa quaranta metri d’altezza, a osservare la città dall’alto. Dal sottosuolo al cielo di Asti nel giro di poche ore.
Tra tutte le visite era quella che aspettavo maggiormente e non ha deluso le aspettative. I 199 scalini? Faticosi, sicuramente. Ma li rifarei.



Asti, anche fuori dai musei
Naturalmente la giornata non è stata fatta soltanto di musei e monumenti. Tra una visita e l’altra c’era Asti stessa.
Muovermi a piedi da un luogo all’altro mi ha permesso di attraversare il centro, guardare gli edifici, curiosare negli angoli incontrati lungo il percorso e, soprattutto, fare una cosa molto spesso: alzare lo sguardo.
Perché passeggiando per Asti, sopra i tetti continuavano a comparire le sue torri. Sono una delle testimonianze più evidenti del passato medievale della città. Molte sono scomparse o sono state ridimensionate nel corso del tempo, ma diverse continuano ancora oggi a caratterizzare il centro storico.
Camminando per la città diventava quasi un piccolo gioco: percorrere una strada, voltare un angolo e vedere quale torre sarebbe comparsa sopra gli edifici. Sono stati momenti che ho apprezzato molto. Perché visitare una città non significa necessariamente correre continuamente da un’attrazione alla successiva. A volte significa semplicemente camminare e guardarsi intorno.
A fine giornata mi sono reso conto di aver conosciuto Asti attraverso prospettive molto diverse: a Palazzo Mazzetti, quella aristocratica e artistica; a Sant’Anastasio, quella medievale e archeologica; a Palazzo Alfieri, la città raccontata attraverso uno dei suoi abitanti più illustri; nella piccola Domus Romana, le tracce dell’antica Hasta; e sulla Torre Troyana, finalmente, Asti vista tutta dall’alto.
In mezzo a queste visite c’erano state le sue vie, i suoi palazzi e quelle torri che continuavano a spuntare sopra i tetti.
Ero arrivato soprattutto per curiosità. Sono ripartito contento di averle dedicato un’intera giornata, anziché trasformarla in una veloce tappa di passaggio.
Quando abbiamo ripreso la macchina in direzione di Melazzo, però, anche il viaggio stava entrando nella sua fase finale.
Dopo Acqui Terme, Vignale Monferrato, Cella Monte, Costigliole d’Asti, Neive, Nizza Monferrato e infine Asti, rimaneva soltanto un ultimo giorno. E questa volta non avevo intenzione di visitare musei, salire torri o cercare nuovi borghi. Volevamo semplicemente tornare a fare ciò per cui, in fondo, eravamo partito da Milano qualche giorno prima. Rallentare.


L’ultimo giorno: piscina, un ottimo pranzo e poi Milano
Il quinto giorno non avevo più bisogno di aggiungere nuove tappe al viaggio.
Lasciata per l’ultima volta la tranquillità di Tenuta San Lorenzo e Melazzo, siamo tornati verso Acqui Terme. La destinazione era il club Le Colline, struttura e centro sportivo immersa nel verde, dove abbiamo trascorso qualche ora senza programmi particolari: un po’ di riposo e un delizioso bagno in piscina. Esattamente quello che serviva prima di tornare a casa.
Prima di ripartire mancava però un ultimo pranzo, al ristorante La Pausa, all’interno del club. Ed è stato davvero molto buono. Un piatto, in particolare, è riuscito a lasciare il segno proprio alla fine della vacanza: tartare di manzo con pomodoro secco, cipolla di Tropea caramellata e crumble di acciughe. Sublime. Uno di quei piatti per i quali basta ripensare agli ingredienti per ricordarsi immediatamente quanto fosse buono.
Dopo pranzo non rimaneva altro da fare. Riprendere la macchina. Direzione Milano.

Tornare a casa
Cinque giorni prima ero partito proprio da Milano con due desideri.
Il primo era scoprire una parte di Piemonte che conoscevo poco. Il secondo, probabilmente ancora più importante, era allontanarmi per qualche giorno dalla routine della città, rallentare e liberare un po’ la mente.
Il Monferrato è riuscito a darmi entrambe le cose.
Ci sono stati i paesaggi attraversati in macchina, con le strade che continuavano a salire e scendere tra le colline. I piccoli borghi. I vigneti. Le due degustazioni, così diverse tra loro, da Canato Vini ed Emanuele Gambino Winery. Le bottiglie scelte e portate a casa. Le passeggiate senza fretta. I pomeriggi e le sere nella tranquillità di Tenuta San Lorenzo.
Poi Asti, arrivata quasi alla fine del viaggio e capace di mostrarmi un volto ancora diverso di questo territorio, questa volta fatto soprattutto di arte, archeologia e storia.
E infine qualche ora in piscina ad Acqui Terme prima di riprendere definitivamente la strada di casa.
Non è stato un viaggio costruito intorno a una singola attrazione spettacolare. E forse è proprio questo che mi è piaciuto.
Sono stati cinque giorni fatti di tante piccole esperienze: una strada panoramica, un bicchiere di vino, una cripta nel sottosuolo, un borgo quasi silenzioso, una chiacchierata durante una degustazione, un panorama osservato dall’alto di una torre, qualche ora trascorsa semplicemente a bordo piscina.
Piccole cose che, messe insieme, sono riuscite a fare esattamente quello che speravo. Farmi rallentare.
Quando sono rientrato a Milano, nel bagagliaio avevo cinque bottiglie di vino scelte durante le due degustazioni. Nella testa, fortunatamente, c’era un po’ più di spazio rispetto a quando ero partito. E forse era proprio questo il souvenir che ero andato a cercare.
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