Monferrato tra borghi e vigneti: tre giorni di colline e degustazioni
A volte non serve andare molto lontano per avere la sensazione di essersi davvero allontanati dalla quotidianità.
È con questo spirito che, dall’8 al 12 agosto, io ed altri siamo partiti da Milano per trascorrere cinque giorni nel Monferrato. Avevo voglia di scoprire un territorio che conoscevo ancora poco, ma soprattutto sentivo il bisogno di rallentare, staccare per qualche giorno dalla routine della città e liberare un po’ la mente. Quasi a confermare le mie previsioni di qualche giorno prima, quando avevo raggiunto il lago d’Iseo.
Come base abbiamo scelto Melazzo, soggiornando alla Tenuta San Lorenzo: un punto di partenza tranquillo dal quale muoverci ogni giorno tra colline, borghi, vigneti e città piemontesi, sapendo di poter poi tornare alla quiete del suo giardino panoramico e della piscina.
Il viaggio mi ha portato da Acqui Terme a Vignale Monferrato, Cella Monte, Costigliole d’Asti, Neive, Nizza Monferrato e Asti, alternando passeggiate, strade panoramiche, visite culturali e due esperienze di degustazione nelle cantine del territorio.
Cinque giorni che ho deciso di raccontare in due articoli.
In questo primo racconto rimango soprattutto tra le colline del Monferrato, seguendo i primi tre giorni del viaggio tra piccoli borghi, vigneti e sedici vini assaggiati nelle due degustazioni da Canato Vini ed Emanuele Gambino Winery.
Per Asti, invece, servirà un articolo tutto suo.
Prima di arrivarci, però, bisogna partire da dove è cominciato tutto.
Si parte: da Milano ad Acqui Terme
Lasciata Milano, la prima vera tappa del viaggio è stata Acqui Terme.
Era un modo piacevole per iniziare ad avvicinarsi al territorio senza riempire immediatamente la giornata di cose da fare. Una passeggiata per una parte della città, lasciando che fosse soprattutto la curiosità a decidere dove andare.
Acqui Terme ha un rapporto con l’acqua termale che attraversa praticamente tutta la sua storia. Il simbolo più immediato di questo legame è naturalmente La Bollente, l’edicola ottocentesca dalla quale sgorga acqua termale a una temperatura di circa 75 °C.
Vederla nel centro della città rende molto concreto qualcosa che normalmente associamo a stabilimenti termali e centri benessere: qui l’acqua calda arriva direttamente dal sottosuolo e fa parte dell’identità stessa del luogo.
Non avevamo programmato una visita approfondita, anche perché saremmo tornati in città diverse volte nei giorni successivi per la spesa quotidiana. Tuttavia, durante questa prima tappa, è stato davvero piacevole concedersi una passeggiata nel centro storico. Acqui Terme è stata soprattutto il punto nel quale ho iniziato a cambiare ritmo.
Dopo la passeggiata era arrivato il momento di raggiungere Melazzo.


Tenuta San Lorenzo: la mia base nel Monferrato
Per i cinque giorni di viaggio avevamo scelto di soggiornare alla Tenuta San Lorenzo, a Melazzo.
La scelta di avere una base fissa si è rivelata una delle cose che ho apprezzato maggiormente della vacanza.
Ogni mattina potevamo partire verso una destinazione diversa e ogni pomeriggio o sera sapevamo di poter tornare nello stesso posto, ritrovando tranquillità, silenzio e quella sensazione che dopo pochi giorni iniziava già ad assomigliare un po’ a un ritorno a casa.
Il giardino panoramico, la piscina e il paesaggio intorno alla struttura sono diventati parte integrante del viaggio. Non semplicemente il luogo nel quale dormire tra un’escursione e l’altra, ma uno spazio nel quale fermarsi. E fermarmi era esattamente quello di cui avevo bisogno.
Dopo la routine di Milano, poter terminare una giornata senza dover necessariamente fare altro, guardando il panorama o concedendomi qualche ora in piscina, era parte della vacanza tanto quanto visitare un borgo o entrare in una cantina.
Il primo giorno si è concluso così. Il giorno successivo, invece, sarebbe arrivata una delle esperienze che aspettavo con curiosità: la prima degustazione del viaggio.
Vignale Monferrato: la mia prima degustazione da Canato Vini
La mattina del secondo giorno siamo partiti da Melazzo in direzione di Vignale Monferrato. Qui ci aspettava Canato Vini.
La cantina si trova sulle colline di Vignale e la storia della tenuta attraversa diversi secoli. Oggi l’azienda coltiva circa dieci ettari di vigneti e conserva anche un infernot, uno degli ambienti sotterranei scavati nella pietra tipici di questa parte del Monferrato. Ma la cosa che ha reso particolarmente piacevole la mia esperienza è stata soprattutto il modo in cui si è svolta la degustazione.
Ad accoglierci e accompagnarci nel racconto è stata personalmente Giuseppina Canato, proprietaria dell’azienda.
Seduti in una sala all’interno della cantina, in un’atmosfera intima e tranquilla, Giuseppina ci ha raccontato il territorio, la storia della famiglia, la cantina e naturalmente i vini. Ad accompagnarci, un ottimo tagliere di salame artigianale e formaggi. Davanti a me sarebbero arrivati dieci vini.


La degustazione è iniziata con due bianchi: Bianc di Fiur e Paki. Essendo generalmente più orientato verso i vini bianchi, era probabilmente il terreno sul quale mi sentivo più a mio agio.
Il Bianc di Fiur mi è piaciuto abbastanza da diventare anche la prima bottiglia scelta da portare a casa.
Poi è arrivato il momento di cambiare completamente registro. Prima Celio, Grignolino del Monferrato Casalese DOC, e subito dopo Primo Canato, Grignolino del Monferrato Casalese Riserva DOC.
Ed è stato proprio Primo Canato a regalarmi una delle sorprese della degustazione. Normalmente i rossi non sono i vini verso i quali mi dirigo per primi. Eppure questo Grignolino Riserva è riuscito a conquistarmi abbastanza da diventare la seconda bottiglia acquistata.
Dopo i due Grignolino è arrivato Muntavà, una bollicina rosé, seguito da Cherù, vino rosso, e da Milana, Monferrato DOC Freisa. Poi due interpretazioni della Barbera del territorio: La Baldea e Rupes, entrambe Barbera del Monferrato Superiore.
A chiudere la degustazione è arrivato Sgnacasec, un bianco ottenuto da uve appassite. E anche qui è successo qualcosa di inaspettato. Per quanto riesca a ricordare, è stato probabilmente il primo passito che abbia mai deciso di acquistare. La terza bottiglia da portare a Milano era scelta.
A rendere piacevole la degustazione non sono stati soltanto i vini. È stato il modo in cui Giuseppina Canato li ha inseriti dentro il racconto della famiglia, della cantina e del territorio, trasformando quelle dieci etichette in qualcosa di più di una semplice successione di bicchieri. Era esattamente il tipo di esperienza intima che speravo di trovare nel Monferrato.
Dopo la degustazione era arrivato il momento di rimettersi in macchina. Direzione Rosignano Monferrato e Cella Monte.
Cella Monte: una breve passeggiata nel borgo UNESCO del Monferrato
Rosignano Monferrato è stata soprattutto una tappa attraversata lungo il percorso.
In quei giorni mi stavo accorgendo che una parte del piacere del Monferrato stava proprio negli spostamenti. Le strade seguono le colline, salgono e scendono, attraversano piccoli centri abitati e continuano ad aprire scorci sui vigneti.

Poco dopo sono arrivato a Cella Monte. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si trova nel cuore di un territorio profondamente legato alla cultura del vino.
La nostra è stata una passeggiata relativamente breve. Il tempo di attraversare alcune vie, osservare le case e respirare per qualche momento l’atmosfera di uno di quei piccoli borghi nei quali sembra naturale rallentare il passo.
Dopo la breve passeggiata abbiamo ripreso la strada verso Melazzo. La seconda giornata si è conclusa nuovamente alla Tenuta San Lorenzo. Il giorno seguente ci aspettava un’altra cantina, ma l’esperienza sarebbe stata molto diversa dalla prima.

Costigliole d’Asti: la mia seconda degustazione con Emanuele Gambino Winery
Il terzo giorno siamo partiti verso Costigliole d’Asti e il complesso di Monvì Relais. Qui si sarebbe svolta la seconda degustazione del viaggio, questa volta dedicata ai vini di Emanuele Gambino Winery.
Se da Canato l’esperienza era stata soprattutto intima e familiare, questa seconda visita ha avuto fin dall’inizio un’impostazione differente.
Prima di sederci a tavola siamo entrati infatti negli spazi dedicati alla produzione e all’affinamento. Ad accompagnarci è stata Federica, che durante la visita ci ha raccontato il territorio, la filosofia della cantina e i diversi metodi utilizzati per produrre i vini.
Uno degli ambienti che mi ha incuriosito maggiormente è stata la barricaia, mantenuta a temperatura e umidità controllate. Qui ho potuto vedere convivere due strumenti che, almeno visivamente, raccontano modi differenti di pensare il vino: da una parte le botti, dall’altra le anfore in terracotta. Tradizione e sperimentazione nello stesso ambiente. La cantina utilizza infatti anche la terracotta in alcuni processi di vinificazione e affinamento, un elemento che sarebbe tornato immediatamente durante la degustazione.



Terminata la visita ci siamo spostati in una sala elegante del complesso, dove ad accompagnare i vini sono arrivati alcuni piccoli assaggi salati. A quel punto Federica ha iniziato a presentarci le sei etichette della degustazione.
Il primo è stato Mo’ Frem, Piemonte DOC Moscato Secco. Già il fatto di incontrare un Moscato vinificato secco era interessante, ma lo diventava ancora di più dopo aver visto le anfore durante la visita: una parte della sua lavorazione avviene infatti proprio in terracotta.
Il secondo vino è stato Auritage, Piemonte DOC Chardonnay. Ed è diventato immediatamente uno dei miei preferiti della degustazione. Tanto da essere la prima delle due bottiglie che avrei acquistato.
A seguire è arrivata la Barbera d’Asti DOCG, uno dei vini inevitabilmente più legati a questo territorio. Poi Giughè, vino rosso. La quinta etichetta è stata il Piemonte Merlot. Ed è qui che, ancora una volta, le mie preferenze abituali sono state messe un po’ in discussione.
Nonostante continui a preferire generalmente i bianchi, proprio il Merlot è stato insieme ad Auritage il vino che ho apprezzato maggiormente. La seconda bottiglia da portare a casa era quindi decisa. A chiudere la degustazione è arrivato Armanna, Nizza DOCG Riserva.
Sei vini in totale. Tutti buoni, ma con due preferiti molto chiari: Auritage e Piemonte Merlot.
A quel punto avevo completato entrambe le esperienze enologiche programmate per il viaggio. E mi è piaciuto il fatto che fossero state così differenti.
Da Canato Vini, Giuseppina, una sala raccolta, salame e formaggi, dieci vini e una storia familiare raccontata direttamente dalla proprietaria. Da Emanuele Gambino Winery, la visita alla barricaia, botti e anfore, un ambiente più contemporaneo ed elegante, gli assaggi salati e Federica a guidarci attraverso sei vini.
In totale avevo assaggiato sedici vini.
Ma la giornata non era ancora terminata: dopo Costigliole d’Asti abbiamo ripreso la macchina verso Neive.

Neive: passeggiare senza fretta
Neive è uno di quei luoghi nei quali non sentivo la necessità di avere un programma preciso.
Il borgo storico si trova in posizione rialzata, circondato da un territorio modellato dai vigneti, ed è anch’esso inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Qui ho semplicemente passeggiato.
Vicoli, edifici storici, chiese, scorci che si aprono improvvisamente sul paesaggio. Dopo la degustazione della mattina era piacevole non avere orari particolari da rispettare e lasciare che fosse il borgo a suggerire il percorso.
Una breve esplorazione prima di tornare nuovamente in macchina. Questa volta verso Nizza Monferrato.

Nizza Monferrato: la capitale storica del Barbera
Rispetto ai piccoli borghi attraversati nei giorni precedenti, Nizza Monferrato mi è sembrata avere un carattere più cittadino.
Ma il suo nome era ormai inevitabilmente legato, nella mia testa, anche al vino. Il territorio è infatti il cuore della denominazione Nizza DOCG, dedicata alla Barbera.
E poche ore prima, durante la degustazione da Emanuele Gambino Winery, avevo concluso il percorso proprio con Armanna, Nizza DOCG Riserva. Era uno di quei piccoli collegamenti che durante un viaggio rendono più comprensibile ciò che hai appena assaggiato. Prima il vino nel bicchiere. Poi il territorio dal quale proviene.
Dopo la passeggiata a Nizza era arrivato davvero il momento di tornare verso Melazzo.

Tornare ogni sera a Melazzo
Ripensando ai primi tre giorni, scegliere una base fissa alla Tenuta San Lorenzo è stata probabilmente una delle decisioni migliori nell’organizzazione del viaggio.
Durante il giorno ci muovevamo continuamente. Acqui Terme, Vignale Monferrato, Cella Monte, Costigliole d’Asti, Neive, Nizza Monferrato. Strade, borghi, cantine, bicchieri di vino, passeggiate. Poi si tornava a Melazzo. E lì il ritmo cambiava.
Il giardino, il panorama, la piscina e soprattutto la tranquillità erano diventati il contrappeso perfetto alle giornate trascorse in movimento. Era anche il motivo per cui ero partito. Non soltanto vedere posti nuovi, ma riuscire per qualche giorno a rallentare davvero.
Dopo tre giorni il Monferrato mi aveva già regalato esattamente ciò che cercavo: colline, piccoli paesi, vigneti, vini assaggiati, bottiglie da riportare a casa e una quantità di strade percorse senza sentire particolare fretta di arrivare.
Ma il quarto giorno avrebbe cambiato completamente atmosfera. Niente cantine. Niente degustazioni.
Avrei lasciato per qualche ora le colline per dedicare quasi un’intera giornata ad Asti, attraversando palazzi, musei, archeologia e torri. Fino a guardare la città dall’alto. Ma questa è la seconda parte del viaggio.
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