.archivi

racconti

Questo tag è associato con 5 posts

Beren e Lúthien

Vi condivido la più bella storia d’amore che mai si possa leggere in un libro fantasy: la storia tra l’umano Beren e l’elfa Lúthien.

Lo stesso scrittore J.R.R. Tolkien aggiunse il nome “Lúthien” sulla lapide della moglie Edith Bratt (morta due anni prima di lui), mentre sulla sua volle “Beren“. Potete vedere la foto clickando qui.

L’iscrizione completa recita:


EDITH MARY TOLKIEN
LUTHIEN
(1889 – 1971)
JOHN RONALD REUEL TOLKIEN
BEREN
(1892 – 1973)

Beren e Luthien

Beren e Luthien

Per capire appieno il loro amore è d’obbligo leggere Il Silmarillion da cui è tratto… spero comunque che con questa sintesi si possa almeno immaginare il tutto.

La storia parla dell’incontro di Beren, figlio Barahir e Emeldir, e della più dolce e soave fanciulla che sia mai esistita: Lúthien Tinuviel.

Beren era un mortale, ma Tinuviel era la figlia di Thingol, Re immortale degli Elfi nella Terra di Mezzo. Ne Il Silmarillion è descritta come un’elfa dai capelli neri e gli occhi grigi, simile ad Arwen, che sarà considerata la sua reincarnazione. La sua bellezza era pari al rifulgere delle stelle oltre le nebbie delle Terre Nordiche, che parevano rispecchiarsi nel suo viso luminoso. Beren, invece, era uno degli Edain, e quindi soggetto alla Morte, alla quale nessun Uomo poteva sottrarsi.

In quei giorni il Grande Nemico Morgoth (il cui luogotenente era l’ancora sconosciuto Sauron) viveva nel Nord, ad Angband, e gli Elfi dell’Ovest, con l’appoggio di alcuni fra gli Uomini, gli dichiararono guerra. Ma il Nemico fu vittorioso, Barahir ucciso, e Beren dovette fuggire tra immensi pericoli, scavalcando le Montagne Nebbiose e giungendo nel Regno di Thingol, nascosto nella Foresta di Neldoreth. Lì fu incantato dalla vista di Lúthien che cantava e danzava in una radura vicino al magico fiume Esgalduin, e la chiamò Tinuviel, che vuol dire Usignolo nella lingua arcaica. Beren se ne innamorò perdutamente.

(continua…)

Per ricominciare… Per continuare… Per loro…

Lettera aperta del 19 agosto pubblicata su Il Capoluogo Abruzzo:

Sono aquilano, un chirurgo aquilano.

E’ da un pò di tempo che penso a varie cose ed ho cominciato a scriverle. Oggi sento il bisogno di fare questa lettera aperta per la nostra gente.

Il mostro di quella maledetta notte ha rubato a me e al mio splendido figlio i nostri due grandi amori, le nostre due stelle polari, Claudia la mia meravigliosa moglie e Fabrizia la mia piccola, tenera e splendida “Bambi”, ed ha privato mio figlio dei beni più preziosi, la mamma e la sorellina.

Pur tuttavia bisogna reagire.

Reagire anche per loro e per tutti i nostri cari che non ci sono più. Bisogna far rivivere L’Aquila perché lì c’è il nostro mondo, il nostro cielo, la nostra aria, la nostra terra, la nostra identità ed è lì che abbiamo vissuto con le nostre famiglie e con le persone che non ci sono più fisicamente, ma che vicinissime a noi, ci stimolano ad andare avanti.

(continua…)

Il cuore dell’Aquila

Tratto dal blog del giornalista italiano Toni Capuozzo:

Toni Capuozzo

Toni Capuozzo

Sono stato più volte, negli ultimi giorni, nel centro storico dell’Aquila. Di giorno, o al tramonto, era qualcosa di normale, ci si abitua a tutto. Ci sono gruppi di vigili del fuoco che lavorano, e ho chiacchierato a lungo con uno di loro, mio paesano, impegnato attorno alla chiesa di Santa Giusta. Lì i vigili del fuoco stanno lavorando sugli angoli alti, sull’abside (i vigili del fuoco usano dei termini ancora più tecnici dei libri di storia dell’arte, e se non te lo indicano con il dito fatichi sempre a capire di che cosa ti stiano parlando) appollaiati su una piattaforma sospesa, retta da un’enorme gru. E questo serve a staccarli dalla parete, nel caso di un’altra scossa. Da dentro la chiesa ha il fascino agghiacciante di un luogo vuoto, impolverato. Ci sono entrato dalla canonica, scostando calcinacci e libri. Nella navata centrale i banchi sono in disordine, spesso rovesciati, e nella luce del tramonto due o tre statue di santi, poggiate a caso tra i banchi, sembravano fedeli impietriti dalla paura e dal dolore. Dall’alto entrava un fascio di luce come in certe chiese gotiche, ma era la luce che fiottava dagli squarci, illuminando la polvere sottilissima che più nessun passo solleva, ma resta sospesa solo per un soffio d’aria. Vengo dal Friuli in cui furono i preti a dire “prima le case, poi le chiese”, e so che un paese non è tale se non ha una chiesa in cui salutare le nascite e dare l’addio a chi se ne va, o anche semplicemente chiacchierare sul sagrato. Ma so anche che una chiesa vuota ha la bellezza surreale e desolata di un angolo di Pompei, di una piramide maya, di un World Trade center. Non so come faranno, a salvare i monumenti senza l’eco delle campane, e lo scalpiccio dei chierichetti, e l’odore dell’incenso, e solo le rondini: ecco, il centro dell’Aquila è un luogo dove ti pare di sentire il fruscio delle rondini e dei colombi, tanto è il silenzio. Continua a leggere…

Cronaca di un terremoto… di un inferno vissuto

Il mio racconto preferisco iniziarlo dalla sera prima della tragica scossa, più precisamente dalle ore 21:00 circa quando ci sono state due forti scosse che anticipavano la più potente di cui ormai tutti sono a conoscenza.

Sono della città del Vasto ma da anni sono iscritto alla Facoltà di Informatica de L’Aquila, e dall’anno scorso ho ripreso casa lì dopo poco più di un anno di stop… quindi ieri l’intera tragedia l’ho vissuta in prima persona.

Da metà dicembre si sono susseguite un’infinità di scosse (impercettibili e non) che hanno colpito tutto il territorio aquilano. Scosse che, come noi tutti di lì, ci hanno fatto preoccupare sempre di più.

Siamo partiti dalle scosse di magnitudo 1.0 di dicembre arrivando pian piano alle 3.0 fino ad essere smossi da quelle di 4.0. La mia preoccupazione giornaliera è stata “ma se giorno dopo giorno aumentano, cosa succede quando arriviamo alla 5?“… sfortuna ha voluto che passassimo direttamente alla 6.

La sera del 5 aprile, come era già successo il lunedì prima, dopo la scossa di magnitudo 3.9 (alle ore 22.42) e dopo essermi sentito al cellulare con delle mie carissime amiche (vastesi anche loro come me), ci siamo dati appuntamento in piazza come ormai era consuetudine da giorni dopo le scosse preoccupanti per la loro alta intensità.

In quel momento a casa eravamo io e il mio compagno di stanza di Montesilvano. Il 3° della casa era dalla ragazza, sempre lì a L’Aquila… e tutt’ora che vi sto scrivendo ancora ho avuto modo di vederlo dal vivo, ma dopo varie chiamate reciproche sono felice di sapere che lui e la ragazza stanno bene.

Torniamo alla prima scossa della serata…

Ci siamo vestiti e usciti. Abbiamo raggiunto la piazza. Ci siamo incontrati con le nostre amiche e abbiamo vagato in giro per un pò.

Nel momento della seconda scossa di magnitudo 3.5 (ore 00.39) eravamo dentro un gazzebo di un bar, che ha vibrato totalmente, creando non poco panico tra i clienti. Era il preludio che nessuno immaginava… d’altronde ognuno pensa che dopo una scossa potente arrivano quelle più deboli, ma ci scommettereste?

Tornati a casa dopo l’1 di notte, io e il mio coinquilino ci siamo messi a letto… lui per dormire, io per svagarmi un pò al portatile. Dopo essersi scaricata la batteria del portatile, l’ho spento e mi sono addormentato.

Non so quanto ho dormito, ma la scossa di magnitudo 5.8, arrivata alle ore 3.32, mi ha fatto SALTARE dal letto. Sentivo enormi botti arrivare da non so dove, come se stesse scoppiando qualcosa sotto o fuori casa. La stanza dondolava con me dentro, rumori di oggetti che cadevano da tutte le parti… e poi il buio, il maledetto buio che moltiplica il senso di paura!

Ho urlato il nome del mio coinquilino che era in quello stato di sveglia-nonsveglia, quando non ci si rende conto se è un sogno o realtà.

Bruno! Bruno svegliati!” l’ho urlato con le LACRIME agli occhi. Si è svegliato cadendo dal letto, un piccolo istante per capire cosa stava succedendo e preso al volo alcuni oggetti (soldi, patente, chiavi della macchina, una giacca, un pantalone e 2 portatili!) siamo FUGGITI fuori casa….. ci tengo a sottolineare che è vero che il panico rischia di bloccare una persona, ma succede anche che il panico stesso acceleri il ragionamento e quant’altro. Sono riuscito a prendere tutta quella roba in pochi secondi: come prendevo un oggetto, già sapevo dove indirizzare la mano per prendere altro e così via prima di scappare.

Abitavamo in un appartamento di 2 piani, eravamo al secondo. Tra scossoni, rumori fortissimi, oggetti per le stanze siamo scesi sotto e di corsa fuori… e fuori c’era l’INFERNO!!!

Polvere da tutte la parti, urla, gente che scappava, suoni di allarmi di case e sirene delle ambulanze, macchine che fuggivano ovunque senza rispettare segnali stradali e poi rumori di ogni genere.

All’uscita di casa nostra c’erano anche i nostri vicini, altri ragazzi universitari tutti illesi. Entrambe le case, ristrutturate l’anno scorso, hanno retto molto bene la scossa: un pò di intonaco per terra e un paio di piccole crepe sul soffitto.

Mi sono sentito con le amiche mie che correvano per le strade e ci siamo dati appuntamento a Piazza Duomo, uno dei vari centri di ritrovo della città.

Dopo aver fatto uscire di casa la nostra anziana proprietaria, che ci ha accolto con uno sguardo misto di paura, tristezza e spaesamento (uno sguardo che ti perfora il cuore!), e dopo aver atteso l’arrivo di un suo parente, io e il mio coinquilino ci siamo messi nella mia macchina e indirizzati verso la piazza.

Macerie ovunque, palazzi senza più o il tetto o il primo piano, gente che fuggiva per le strade senza neanche accorgersi delle macchine che correvano, automobili che sfrecciavano all’impazzata in tutte le direzioni (un camion mi ha superato con una velocità che non oso immaginare).

La strada che ho percorso per raggiungere la piazza è quella di cui tutti i giornali hanno parlato: via XX Settembre.

Palazzi vicino il tribunale fatti a pezzi, Casa dello Studente crollata, macerie per la strada che rendevano il tutto quasi impraticabile, urla, gente quasi nuda per la strada (un amico mio incrociato per strada era in mutande e maglietta!) e con il freddo aquilano non è una bella cosa.

Mentre guidavo ho saputo che la scossa era stata percepita anche a Pescara (il mio amico era al telefono col padre), quindi come ho pensato, il tutto era stato percepito anche a Vasto. La linea per telefonare era intasata e quindi occupata!

Arrivati a qualche minuto dal centro e dopo aver parcheggiato la macchina in un posto sicuro, di corsa verso il centro. Sono riuscito a chiamare mio cugino e avere la sicurezza che lui e tutti i suoi coinquilini stavano bene ed erano in procinto di ripartire via.

Giunti in piazza, dopo aver SCAVALCATO macerie di ogni tipo, quello che ci troviamo davanti è sempre un caos… ma questa volta vedi le persone, non pensi a guardare i palazzi distrutti.

In una completa notte il panico ha preso il sopravvento… nel male minore era meglio avere il terremoto la mattina o il pomeriggio!

Forze dell’ordine in giro, Vigili del Fuoco che all’impazzata andavano da una parte all’altra, Carabinieri fuori le banche con le mitragliatrici (per fermare eventuali ladri), sirene di Ambulanze che si sentivano in lontananza.

La situazione era ancor più SPAVENTOSA perchè le scosse non si sono mai fermate: la terra continuava a tremare, non della stessa intensità della scossa micidiale, ma comunque di magnitudo poco minore. Si camminava e correva su una strada che vibrava, tra fortissimi rumori che arrivavano da sotto l’asfalto e tra palazzi dondolanti che se crollavano ci prendevano in pieno.

Credetemi… il tutto non è frutto della mia immaginazione nè sto ingrandendo tutto quello che ho vissuto… è andato tutto così e mi sento solamente fortunato non di più… altra gente è stata davvero miracolata (c’è chi con il tetto crollatogli addosso è riuscito a scendere dal 3° piano e fuggire in piazza… o chi circondata dalle macerie e non potendo uscire, dopo tre ore di panico ha scavalcato metri di macerie e uscire in strada!).

Finalmente dopo ennesimi tentativi sono riuscito a sentirmi con i miei genitori e tranquillizzare sia loro per me e sia me per loro. La scossa l’hanno sentita a Vasto ed ero felice nell’avvisarli che io stavo bene così come loro lo erano allo stesso modo.

Sono stato lì da poco dopo le 4 di notte fino alle 10:00 del mattino in piazza, aspettando le luci del sole ed eventuali notizie e aggiornamenti riguardo l’autostrada che era stata chiusa per l’arrivo di soccorsi.

Varie sono le scene che mi segneranno per tutta la vita: vedere uno dei primi corpi tolte dalle macerie (un anziano trovato per fortuna vivo, anche se impaurito all’ennesima potenza che a stento riusciva a parlare); vedere un ragazzo molto più piccolo di me morire a pochi metri davanti a me (portato in braccio da una qualche casa crollata e posizionato nel cofano di una macchina, è morto così tra le urla e i pianti della gente); vedere anziani lasciati a loro stessi vagare senza meta per la piazza, con lo sguardo perso nel vuoto come se pensavano di essere solo loro lì alla ricerca di qualcuno che non vedevano.

Io non so come ho fatto a non svenire per terra… ma sò solo che sono 2 giorni che a stento riesco a trattenere le lacrime per una situazione così allucinante che solo chi era lì può confermare. Purtroppo è vero che i video e foto che si vedono in tv e/o nel web descrivono tutto quello che è successo, ma è tutta roba successa dopo e sono limitati ahimè… nel momento in cui si sta vivendo in prima persona quel caos si ha paura di tutto, ci si pensa due volte anche solo per voler fare un passo in una determinata direzione.

Le ore sono passate abbastanza lentamente, ma per fortuna non così piano come mi credevo…

Sono arrivate in quelle ore le prime notizie di morti tra studenti e gente del posto (anziani, bambini …) e con le prime luci del giorno sono arrivati maggiori soccorsi e i primi elicotteri che hanno aggirato varie volte la piazza e poi, presumo, tutta L’Aquila.

Ha girato subito voce delle strade e vie chiuse per l’intera città, sia perchè non più praticabili e sia per far passare solo i soccorsi.

Nel frattempo svariati incontri con amici miei del posto e diverse chiamate con altri di loro (quando la rete era libera) per sapere come stavano. Per fortuna (e parlo per me) tutti solamente spaventati ma illesi.

Dico “parlo per me” perchè sò di gente che purtroppo ha perso diversi amici in questa maledetta giornata…

Dopo le ore 10 io e il mio coinquilino abbiamo deciso di tornare in macchina e di ritornare nella nostra casa lasciata ore prima. Arrivati lì abbastanza rapidamente, siamo entrati in fretta e furia per fare la valigia e prendere quanta più roba (soprattutto di valore) da riportare nelle nostre rispettive città…

Abbiamo riempito la macchina così tanto che non c’entrava davvero più niente: valigie, portatili, giacche, buste piene di qualunque cosa (cavi, dvd, libri …) e quant’altro. Ci siamo rilassati (se si può definire così) qualche minuto appoggiati alla macchina e, chiusa la porta a chiave, siamo partiti per Popoli, dove avremmo raggiunto i miei parenti e amici nostri de L’Aquila rifugiati a casa di mio cugino.

Per la strada un traffico infinito e per uscire dalla città una 40ina di minuti credo di averci messo… una strada che avrei fatto in poco meno di 10 minuti. Con la macchina completamente a secco e coi benzinai cittadini tutti chiusi per non incorrere in eventuali danni ed esplosioni (così ci ha riferito la Croce Rossa) siamo usciti via dal capoluogo. Per fortuna un benzinaio aperto l’abbiamo trovato per la strada e ho provveduto a fare il pieno.

Per la strada di ritorno a Popoli i paesaggi da vedere non erano allettanti. Un paese alla nostra sinistra era completamente diviso a metà da un qualcosa che sembrava una frana che aveva sommerso tutta la parte centrale della cittadina.

Macerie in ambo i lati della strada ed edifici diventati un cumulo di travi e mattoni spaccati.

Intanto ambulanze che andavano ovunque per tutte le possibili strade. Macchine dei Vigili del Fuoco che si fiondavano per le vie ad una velocità assurda e Vigili Urbani che gestivano quel caos senza poter neanche a parole consigliare le stradi più facilmente percorribili.

Durante il tragitto ci siamo fermati ad un bar, pieno di gente, per prendere un semplice caffè. L’aria non era da panico ma non eravamo assolutamente tranquillizzati. Tutta la gente parlava del terremoto, ma come se mascherasse l’inferno che stava succedendo. Ogni persona parlava con un’altra cercando di tranquillizzarla come se tutto quel caos non c’era mai stato.

Dopo essere arrivato dai miei parenti, pranzato e discusso di tutto… sono ripartito per Vasto, lasciando il mio amico a Chieti Scalo dalla sorella che l’attendeva per portarlo a casa.

Arrivato poco dopo le ore 18:00 nella “mia” città ho potuto riabbracciare finalmente i miei genitori e vedere cosa stava succedendo a L’Aquila, questa volta però tramite un televisore.

Mi dispiace enormemente per quello che è successo e che sta succedendo in tutte le zone colpite dal terremoto, che pare non esaurirsi mai. Tremo pensando ai più di 200 morti ritrovati, ai vari studenti (compaesani e non) rimasti sotto le macerie e al fatto che gran parte degli sfollati non ha più una casa.

E’ una tragedia sotto ogni punto di vista… un colpo così che nessuno di noi meritava ma che è accaduto e nessuno può farci nulla.

Si può solo ricostruire, molto lentamente, mattone su mattone tutto quello che è andato distrutto. Ma ci vorranno anni, soldi, voglia, forza… spero che tutto possa migliorare giorno dopo giorno.

Non parlo di abitazioni, ma della vita degli sfollati già duramente colpiti anche per la perdita di amici e parenti.

MI RIVOLGO ALLE ORGANIZZAZIONI, AI POLITICI ED AI GESTORI DEI SOCCORSI: NON ABBANDONATE MAI TUTTI GLI SFOLLATI AQUILANI. STATEGLI AFFIANCO FINO ALL’ULTIMA PERSONA, FINO A QUANDO ALZANDO LO SGUARDO VEDRETE CHE NON AVRETE PIU’ NESSUNO DA SOCCORRERE !!

E PER FAVORE… UN PO’ DI DIGNITA’ IN TELEVISIONE: DATE SPAZIO A RACCOLTE FONDI, STANZIATE SOLDI PRENDENDOLI ANCHE DAI MONTEPREMI DEGLI INUTILI GIOCHI TELEVISIVI, DATE PIU’ INFORMAZIONE ED ELIMINATE LE TRASMISSIONI CHE NON GIOVANO ALL’ITALIA IN QUESTO MOMENTO…

ED UN’ULTIMA COSA… NON PREOCCUPATEVI DI QUESTI DANNATI BENI CULTURALI. I NOSTRI AVI NON SI OFFENDERANNO SE, INVECE DI RICOSTRUIRE UNA CUPOLA, COSTRUIAMO UN PAIO DI ABITAZIONI PER I TERREMOTATI. PENSATE ALLA VITA DELLE PERSONE E QUANDO TUTTI (E DICO TUTTI!) STARANNO BENE ALLORA POSSIAMO PASSARE A FAR RIVIVERE CHIESE, BASILICHE, STATUE E QUANT’ALTRO.

LA VITA DELLA GENTE DEVE ESSERE SEMPRE LA COSA PRINCIPALE DA PRESERVARE, TUTTO IL RESTO VIENE DOPO!!!

- – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Ringrazio le testate giornalistiche e blog che hanno dato maggior eco al mio racconto e appello finale:

NO all’abbandono !

Storia vecchia che girava tempo fa tramite “catene” d’email… ma comunque sempre valida!

p.s.: non vi chiedo di farci una “catena”… la gente sà essere SVEGLIA anche senza!

1a SETTIMANA
Oggi è una settimana che sono nato!!!
Che allegria … Essere arrivato in questo mondo !!!

1° MESE
La mia mamma mi accudisce molto bene … E’ una madre esemplare …

2° MESE
Oggi mi hanno separato dalla mia mamma …
Era molto inquieta e con i suoi occhi mi ha detto “addio” con la speranza che la mia nuova “famiglia umana” mi sappia accudire come lei ha fatto con me …

4° MESE
Cresco rapidamente, tutto richiama la mia attenzione … Ci sono molti bambini in questa casa, che sono per me come dei “fratellini”. Sono molto gentili con me, giochiamo insieme con una palla che mordo solo per gioco …

5° MESE
Oggi la mia padrona mi ha castigato, si è arrabbiata perchè ho fatto pipì in casa … (Nessuno mi ha mai detto dove farla !!!)

6° MESE
Sono un cane felice. Ho il calore di un focolare mi sento sicuro e protetto. Credo che la mia “famiglia umana” mi ami molto!!! Quando loro sono a tavola invitano anche me e il cibo che mi danno lo sotterro nel cortile.

12° MESE
Oggi compio un anno sono un cane adulto e i miei padroni dicono che sono cresciuto di più di quello che speravano. Devono essere molto orgogliosi di me !!!

13° MESE
Oggi nn mi sento molto bene … Non sono per niente in forma, il mio “fratellino” ha preso e tirato la palla e siccome nessuno può toccare i suoi giocattoli non vedo perchè lui debba toccare il mio gioco … Così gli sono andato alle spalle e l’ho morso !!! I miei denti sono forti e senza volerlo gli ho fatto male !!! Dopo questo spavento mi hanno preso e legato ad una catena che non mi permette nemmeno di muovermi … Mi hanno detto che sono un ingrato e mi devono tenere sotto osservazione …

15° MESE
Tutto è cambiato, ormai vivo prigioniero della catena nel cortile, mi sento molto solo … La mia “famiglia umana” non mi vuole più. A volte si dimenticano che ho fame, sete e quando piove un tetto che mi ripari …

16° MESE
Oggi mi hanno tolto la catena, che bello !!! Che mi hanno perdonato ?!? Sono tanto contento che salto dalla gioia. Vedo la macchina. Mi porteranno a passeggio con loro !?! Ecco! Saliamo sull’auto … Mah !!!Quanta strada !!! Ci siamo fermati … Mi hanno aperto la portiera … Finalmente posso correre felice !!! Però non capisco come mai hanno richiuso la portiera e siano ripartiti … Speriamo che non si dimentichino di me !!! Comincio a correre dietro l’auto … Ma non si fermano !!! Ho capito … MI HANNO ABBANDONATO…

17° MESE
Ho cercato, invano, la strada per tornare a casa, ma ormai sono convinto di averla persa !!! Alcune persone di buon cuore mi guardano con tristezza e mi danno qualcosa da mangiare. Li ringrazio dal profondo dell’anima … Ma vorrei che mi adottassero … Mi dicono solo “povero cagnolino, ti devi essere perso” …

18° MESE
L’altro giorno sono passato vicino ad una scuola, e ho visto tanti bambini … Molti ragazzi, come i mie “fratellini”. Mi sono avvicinato a loro e ridendo hanno cominciato a tirarmi delle pietre … Una di quelle mi ha colpito l’occhio … E da quel momento non ho più visto …

19° MESE
Sembra quasi impossibile, ma quando ero un bel cane le persone avevano compassione di me … Ora che sono debole, con un aspetto poco raccomandabile, senza un occhio, le persone mi prendono a calci e mi lasciano nell’ombra…

20° MESE
Quasi non riesco più a muovermi. Ho attraversato una strada dove passavano delle auto, e una di queste mi ha investito; pensavo di essere in un posto sicuro e invece non posso dimenticare gli sguardi di soddisfazione dell’autista. Il dolore è terribile, le mie zampe posteriori non rispondono più e con difficoltà mi sono trascinato in uno spiazzo … Sono già 10 giorni che vivo nascosto ai raggi del sole senza cibo … Non riesco a muovermi, sono in un posto umido e mi sembra perfino che il mio pelo stia cadendo. I miei unici compagni sono freddo e pioggia … Alcune persone mi passano vicino come se non mi vedessero … Una forza strana mi fa aprire l’occhio, sento una voce dolce che mi fa reagire: “povero cagnolino, come sei ridotto” … Vedo l’ombra di una signora accompagnata da un signore che indossa abiti bianchi e rivolgendosi alla signora dice “sono spiacente signora, ma per questo cane non c’è rimedio, la cosa migliore è che smetta di soffrire”.
Con gli occhi pieni di lacrime la signora gentile acconsentì … Sentii solo il pungere dell’iniezione e …

MI ADDORMENTAI PER SEMPRE, PENSANDO A PERCHE’ NACQUI, SE NESSUNO MI AVESSE VOLUTO…

Questa storia potrebbe essere triste … Ma è più triste pensare che queste cose succedono veramente!!!

Questo intervento è dedicato a tutte quelle persone MESCHINE e INFAMI che abbandonano i cani e altri animali … anche loro soffrono…

Enel Blogger Award 2012
VOTAMI


RosatiLuca.it partecipa all'Enel Blogger Award 2012

Enel Blogger Award 2012
VOTAMI

Archivi

Dal Twitter @rosati_luca

Compra Dai blog alla tua tavola