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Lettera di un padre ad un figlio

Lettera di un padre ad un figlio, che sia vera o no è ugualmente stupenda. L’ho letta oggi su Facebook e ve la voglio condividere. (A proposito, siete diventati fan della mia pagina?)

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finchè non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perchè non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire … la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio.

Commenti

  • Non lo so, struggente sì…ma pare una sorta di rinfaccio. E lo trovo un discorso un po’ egoistico, cioè, il padre ha scelto di avere un figlio e fare determinate cose, mentre un figlio che si ritrova un padre o un parente in quelle condizioni non sceglie. Mai.

    Senza contare che il carico psicofisico è ben diverso.

    Sono tutti molti propensi a tenerti un’oretta il pupo, ma se si tratta di un anziano, corca…deserto, ti lasciano da solo e spesso ti fanno sentire un mostro perché ogni tanto vuoi la tua libertà. Ti rimbrottano dicendo “E’ tua madre/è tuo padre…devi devi devi perché lui lo ha fatto per te”. Per non parlare del lato materiale. Tirare su un bambino è una cosa, tirare su una persona adulta è un’altra. Fare il bagno ad un cosetto alto un metro non è come farlo ad uno alto uno e settanta…insomma sono cose diverse e un genitore non dovrebbe mai, secondo me, argomentare in questo modo il bisogno di sostegno.

    Non voglio dire di prendere il vecchio e buttarlo in ospizio. Io non l’ho fatto con mia zia, l’ho accompagnata alla tomba prendendomi cura di lei notte e giorno, e non è stato assolutamente facile. Però nemmeno usare l’arma dell'”Ho fatto io per te, mo tu lo fai per me”. 😉

  • bellissima..
    e non mi sembra assolutamente che il padre rinfacci al figlio, ma è come fargli capire di essere dolce e caro con gli altri, come lo è stato lui con il figlio…certo, poi lo considera anche il bastone della vecchiaia, ma non di certo lo impone.

    sono venuto a cercarla, dopo che qualcuno l’aveva pubblicata su face book, ma vi era assieme una dolce musica di Helton john, con le parole che apparivano nel video; non so se questa lettera è la traduzione della canzone od altro………..

    buona giornata..

    Giuseppe

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