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L’Aquila: la situazione attuale dopo 4 anni dal terremoto

L Aquila Rugby“A L’Aquila sta peggiorando tutto!”: con quest’affermazione mi viene da descrivere la situazione attuale nell’aquilano, dopo 4 anni dal terremoto del 6 aprile 2009. Dopotutto siamo in Italia, pensavate davvero che sarebbe migliorato qualcosa dal mio ultimo articolo dell’aprile 2012?

Domani saranno quattro anni dal sisma che ha ucciso 309 persone e l’unica cosa certa è che l’intero Abruzzo abbraccerà nuovamente quelle famiglie che hanno perso un figlio, un genitore, un amico, un conoscente o un concittadino.

Un’altro fatto certo è che la ricostruzione non è ancora partita! È vero che di cantieri ne sono stati avviati e chiusi tanti, soprattutto in periferia e nei piccoli centri, così come è anche vero che le abitazioni che avevano subito danni lievi sono state sistemate e che molti cittadini sono rientrati nelle loro case, ma è altrettanto vero che il cuore del capoluogo d’Abruzzo ha smesso di pulsare alle 3.32 del 6 aprile 2009 e ancora non si ha alcuna certezza di quando ricomincerà a battere (cit. Alessandra Cococcetta, L’Editoriale Online).

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L’Aquila quattro anni dopo (di RaiNews24)

La ricostruzione deve ancora partire: secondo il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ci vorranno otto o dieci anni, per il sindaco Massimo Cialente al massimo cinque. Di questo passo, secondo me, ci vorranno ben più di dieci anni!

Esiste un programma della ricostruzione, approvato in consiglio comunale, ma il problema restano i fondi che al momento non sono disponibili e che, in base al calcolo fatto dal Comune, comunque non bastano. “Allo stato attuale – ha spiegato il sindaco Cialente – perché tutto il comune venga ricostruito definitivamente, servono ancora 7 miliardi di euro, 6,1 solo per la città dell’Aquila… il Comune avrà bisogno di un miliardo l’anno“. Da dove arriveranno tutti questi soldi? Bah, è un mistero. Saranno solo 2,3 i miliardi stanziati dal governo per la ricostruzione e ripartiti dal 2013 al 2015 all’interno della delibera Cipe del 21 dicembre 2012.

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L’emergenza prima,riporta 6aprile.itil commissariamento poi, e tutte le incertezze burocratiche e normative hanno di fatto bloccato l’inizio dei lavori e la popolazione, dapprima spaventata, poi arrabbiata, ora è ogni giorno più delusa e depressa, convinta che non ci siano speranze per il futuro.

Il Comune ha assecondato la richiesta del governo di mettere a punto un cronoprogramma, una sorta di tabella di marcia con la quale si fissano tempi, modalità e risorse per la ricostruzione privata. “Si tratta di un atto di coraggio – ha sottolineato l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano – un ulteriore passo in avanti per far vedere al governo che il nostro lavoro prosegue. Ora tocca all’esecutivo sbloccare i fondi e erogarne altri. L’obiettivo è quello di arrivare a un completo stanziamento delle risorse destinate alla ricostruzione entro il 2018, per consentire alla città, candidata a capitale europea della Cultura 2019, di essere pronta.


L’Aquila, una passeggiata tra le macerie (di lettera43)

A L’Aquila si continua a piangere per le persone perse e nel frattempo la città continua a perdere i suoi cittadini, soprattutto giovani. Secondo i rilievi dell’ufficio statistica del Comune, nel 2012, hanno lasciato L’Aquila cambiando residenza almeno 1.200 giovani (una media di cento al mese).

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Afferma L’Editoriale Online come non si riesca a capire “quanti abitanti conti realmente il capoluogo di Regione, da alcuni rilievi emerge che poco più del 43%, di quanti percepiscono il contributo di autonoma sistemazione, risiede nel Comune, il resto in altri Comuni oppure non hanno fornito recapiti. Ma quante persone siano rimaste effettivamente a vivere nella città terremotata, è difficile saperlo, perché molti pur non vivendo più qui, non hanno cambiato la residenza per il timore di perdere l’assistenza, ma ancor più il diritto a ricostruire la propria casa.

Secondo i dati disponibili sul sito della regione Abruzzo il numero delle persone che trascorreranno il quarto anniversario del terremoto lontani dalla loro casa è 22.120 (l’anno scorso erano circa 27mila). 6.595 sono invece i cittadini che con un contributo di 600euro a famiglia (per quelle più numerose) ha trovato una sistemazione in autonomia; 143 persone vivono ancora in alberghi e strutture ricettive (15 si trovano ancora fuori dalla regione Abruzzo) e 116 persone sono ospitate nella caserma della Guardia di Finanza. Maggiori dettagli sull’Internazionale.it.

E nell’attesa di avere certezze sulla partenza o meno di questa lungamente attesa ricostruzione, un fatto è sicuro: nel novembre 2012, dopo trenta udienze, il giudice del tribunale de L’Aquila ha condannato a sei anni di reclusione i sette membri della Commissione Grandi Rischi che “rassicurarono” gli abruzzesi 6 giorni prima del sisma. Sentenza giusta? In questo mio articolo ho detto la mia.

L’economia non riparte, non viene impostato un nuovo modello che possa trainare un’altra ricchezza che non sia l’industria ormai decotta ovunque e, mentre la popolazione diminuisce, gli stranieri aumentano, in cerca di un lavoro che non esiste neanche per i residenti della città, una città che non riesce a rialzarsi, degradando ogni giorno di più (cit. Alessandra Cococcetta, L’Editoriale Online).


Esclusiva. Le chiamate al 112 della notte del terremoto (di RaiNews24)

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