Indignati: la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma

Indignati: manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma

Indignati: la manifestazione del 15 ottobre 2011 a RomaIl 15 ottobre 2011 a Roma vi è stata una manifestazione nazionale promossa dagli Indignati italiani con l’unico obiettivo di denunciare gli errori del governo Berlusconi nella gestione della crisi economica. Qui l’appello degli Indignati.

La pacifica manifestazione è stata rovinata da violenti che hanno usufruito dell’evento solo come scusa per poter danneggiare chiunque capitasse sotto tiro.

Chi sono gli Indignati? “Siamo tantissime persone singole o riunite in gruppi e associazioni che hanno deciso di agire per risvegliare la coscienza di questo paese. – si legge così sulla fan page ufficiale di Facebook – Pensiamo che la precarizzazione, la privatizzazione di ogni spazio pubblico, la distruzione delle risorse naturali rendano questo mondo un posto invivibile e lottiamo per un sistema economico che risponda ai nostri bisogni reali. Siamo apartitici, ma questo non vuol dire che chi milita in un partito non possa partecipare. Chiediamo soltanto che chi fa parte di un partito non partecipi in rappresentanza di questo ma solo in rappresentanza di se stesso. Noi a differenza dei partiti siamo perfettamente consapevoli della crisi nella quale si trova l’Italia. Chiediamo che ogni cittadino partecipi per fare in modo che questo nostro paese si risvegli. Crediamo che il sistema di rappresentanza e dei partiti che ha retto i primi cinquant’anni della Repubblica non sia più sufficiente, ma che sia necessario un nuovo protagonismo della società civile. Quindi chiediamo di manifestare per dare avvio a una nuova fase dove il cittadino non sia solo un elettore che sceglie i suoi rappresentanti e ad esse deleghi l’amministrazione della cosa pubblica, ma ognuno sia un ‘costruttore’ attivo della nostra democrazia. C’è bisogno di ognuno di noi per cambiare la situazione attuale!

Come riporta 06blog.it: “Il corteo è partito come doveva e come i coordinatori avevano preparato. Tutto con calma e colori. (…) Tanta gente, tanti giovani, tanti slogan e striscioni, ma per i primi metri nessun brutto gesto. Poi a via Cavour le prime avvisaglie.”

Gli incidenti sono cominciati quasi subito, su via Cavour per continuare e peggiorare via via fino a piazza San Giovanni. Diversi i feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un blindato dei carabinieri è stato dato alle fiamme. Incendiate auto e cassonetti, sfondate le vetrine. Lanciate pietre e molotov. Tutta la cronaca su Adnkronos Lazio.

Di Lorenzo Galeazzi: Dopo i danneggiamenti degli incappucciati in via Cavour, con vetrine spaccate, negozi saccheggiati e auto date alle fiamme, le stesse scene si ripetono dalle parti del Colosseo. I manifestanti pacifici gridano “fascisti, fascisti” ai facinorosi cercando di allontanarli. Ma loro rispondono lanciando fumogeni e sassi contro la maggioranza non violenta del corteo. Dopo ore che i violenti vengono lasciati agire indisturbati, alla fine, in via Labicana, intervengono le forze dell’ordine. Ma sono impotenti. La battaglia si sposta in piazza San Giovanni, dove è già arrivata la testa del corteo pacifico. Nella piazza è il caos e i manifestanti pacifici si trovano nella morsa della guerra fra il “blocco nero” e forze di polizia. E come spesso accade, sono loro i primi a farne le spese.

Di Irene Buscemi: Auto bruciate, segnali stradali divelti, appartamenti andati in fumo, banche e vetrine danneggiate. All’indomani dei violenti scontri del 15 ottobre la Capitale fa la conta dei danni provocati dai black bloc, durante la manifestazione contro la finanza globale indetta in altre 900 città del mondo. In via Labicana la facciata della banca popolare del Lazio è stata distrutta e una vecchia caserma è stata presa d’assalto e data alle fiamme. “Pensavano che fosse la sede del Ministero della Difesa e l’hanno attaccata. Ma lì c’era l’appartamento mio e di mia moglie. Tutto è andato in fumo, il tetto è crollato, ci siamo salvati grazie al soccorso di un vicino che ha recuperato una lunga scala per farci scendere” ci racconta il generale Bruno Grazi. “Hanno vanificato una protesta pacifica” dicono molti passanti e abitanti del quartiere, “siamo stati il peggior esempio in Europa” riprendendo la frase del sindaco Gianni Alemanno. Nessuno degli intervistati giustifica l’azione di questi “violenti teppisti”, ma qualcuno aggiunge “si sapeva già da tempo che queste azioni si sarebbero compiute” e ancora “chi ne giova di tutto questo? Lì si trova il mandante”.

Oltre ai danni materiali, ha spiegato il sindaco, “c’è il danno morale: l’immagine, la paura, una città paralizzata per l’intera giornata”. Alemanno chiede “misure preventive adeguate per evitare certe situazioni” e Maroni da Varese fa sapere che martedì riferirà al Senato su quanto accaduto e che, in quella sede, parlerà anche delle iniziative che intende assumere “per evitare che quanto accaduto ieri possa tornare a ripetersi”. Il Comune di Roma, intanto, si costituirà parte civile nel processo contro i facinorosi, non solo per i danni materiali ma per quelli morali.

Al momento, sono circa 20 le persone fermate a Roma durante gli episodi di violenza. Per 12 di queste c’è stato l’arresto. Tra i fermati anche persone provenienti da Bari, Trento, Catania, Siracusa, Brindisi, Varese e Napoli e domani la procura di Roma chiederà, quasi certamente, la convalida dei provvedimenti emessi dalle forze dell’ordine per i reati, che variano a seconda delle singole posizioni, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento. Altre persone potrebbero però essere fermate nei prossimi giorni perchè, come ribadito da Maroni, verranno visionati tutti i video degli scontri di ieri, anche quelli registrati dalle telecamere di sorveglianza della stazione Termini e dagli elicotteri che hanno sorvolato per tutto il tempo la Capitale, per identificare quanti più responsabili possibile.

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