Il cuore dell’Aquila

Tratto dal blog del giornalista italiano Toni Capuozzo:

Toni Capuozzo
Toni Capuozzo

Sono stato più volte, negli ultimi giorni, nel centro storico dell’Aquila. Di giorno, o al tramonto, era qualcosa di normale, ci si abitua a tutto. Ci sono gruppi di vigili del fuoco che lavorano, e ho chiacchierato a lungo con uno di loro, mio paesano, impegnato attorno alla chiesa di Santa Giusta. Lì i vigili del fuoco stanno lavorando sugli angoli alti, sull’abside (i vigili del fuoco usano dei termini ancora più tecnici dei libri di storia dell’arte, e se non te lo indicano con il dito fatichi sempre a capire di che cosa ti stiano parlando) appollaiati su una piattaforma sospesa, retta da un’enorme gru. E questo serve a staccarli dalla parete, nel caso di un’altra scossa. Da dentro la chiesa ha il fascino agghiacciante di un luogo vuoto, impolverato. Ci sono entrato dalla canonica, scostando calcinacci e libri. Nella navata centrale i banchi sono in disordine, spesso rovesciati, e nella luce del tramonto due o tre statue di santi, poggiate a caso tra i banchi, sembravano fedeli impietriti dalla paura e dal dolore. Dall’alto entrava un fascio di luce come in certe chiese gotiche, ma era la luce che fiottava dagli squarci, illuminando la polvere sottilissima che più nessun passo solleva, ma resta sospesa solo per un soffio d’aria. Vengo dal Friuli in cui furono i preti a dire “prima le case, poi le chiese”, e so che un paese non è tale se non ha una chiesa in cui salutare le nascite e dare l’addio a chi se ne va, o anche semplicemente chiacchierare sul sagrato. Ma so anche che una chiesa vuota ha la bellezza surreale e desolata di un angolo di Pompei, di una piramide maya, di un World Trade center. Non so come faranno, a salvare i monumenti senza l’eco delle campane, e lo scalpiccio dei chierichetti, e l’odore dell’incenso, e solo le rondini: ecco, il centro dell’Aquila è un luogo dove ti pare di sentire il fruscio delle rondini e dei colombi, tanto è il silenzio. Continua a leggere…

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