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Cronaca di un terremoto… di un inferno vissuto

Il mio racconto preferisco iniziarlo dalla sera prima della tragica scossa, più precisamente dalle ore 21:00 circa quando ci sono state due forti scosse che anticipavano la più potente di cui ormai tutti sono a conoscenza.

Sono della città del Vasto ma da anni sono iscritto alla Facoltà di Informatica de L’Aquila, e dall’anno scorso ho ripreso casa lì dopo poco più di un anno di stop… quindi ieri l’intera tragedia l’ho vissuta in prima persona.

Da metà dicembre si sono susseguite un’infinità di scosse (impercettibili e non) che hanno colpito tutto il territorio aquilano. Scosse che, come noi tutti di lì, ci hanno fatto preoccupare sempre di più.

Siamo partiti dalle scosse di magnitudo 1.0 di dicembre arrivando pian piano alle 3.0 fino ad essere smossi da quelle di 4.0. La mia preoccupazione giornaliera è stata “ma se giorno dopo giorno aumentano, cosa succede quando arriviamo alla 5?“… sfortuna ha voluto che passassimo direttamente alla 6.

La sera del 5 aprile, come era già successo il lunedì prima, dopo la scossa di magnitudo 3.9 (alle ore 22.42) e dopo essermi sentito al cellulare con delle mie carissime amiche (vastesi anche loro come me), ci siamo dati appuntamento in piazza come ormai era consuetudine da giorni dopo le scosse preoccupanti per la loro alta intensità.

In quel momento a casa eravamo io e il mio compagno di stanza di Montesilvano. Il 3° della casa era dalla ragazza, sempre lì a L’Aquila… e tutt’ora che vi sto scrivendo ancora ho avuto modo di vederlo dal vivo, ma dopo varie chiamate reciproche sono felice di sapere che lui e la ragazza stanno bene.

Torniamo alla prima scossa della serata…

Ci siamo vestiti e usciti. Abbiamo raggiunto la piazza. Ci siamo incontrati con le nostre amiche e abbiamo vagato in giro per un pò.

Nel momento della seconda scossa di magnitudo 3.5 (ore 00.39) eravamo dentro un gazzebo di un bar, che ha vibrato totalmente, creando non poco panico tra i clienti. Era il preludio che nessuno immaginava… d’altronde ognuno pensa che dopo una scossa potente arrivano quelle più deboli, ma ci scommettereste?

Tornati a casa dopo l’1 di notte, io e il mio coinquilino ci siamo messi a letto… lui per dormire, io per svagarmi un pò al portatile. Dopo essersi scaricata la batteria del portatile, l’ho spento e mi sono addormentato.

Non so quanto ho dormito, ma la scossa di magnitudo 5.8, arrivata alle ore 3.32, mi ha fatto SALTARE dal letto. Sentivo enormi botti arrivare da non so dove, come se stesse scoppiando qualcosa sotto o fuori casa. La stanza dondolava con me dentro, rumori di oggetti che cadevano da tutte le parti… e poi il buio, il maledetto buio che moltiplica il senso di paura!

Ho urlato il nome del mio coinquilino che era in quello stato di sveglia-nonsveglia, quando non ci si rende conto se è un sogno o realtà.

Bruno! Bruno svegliati!” l’ho urlato con le LACRIME agli occhi. Si è svegliato cadendo dal letto, un piccolo istante per capire cosa stava succedendo e preso al volo alcuni oggetti (soldi, patente, chiavi della macchina, una giacca, un pantalone e 2 portatili!) siamo FUGGITI fuori casa….. ci tengo a sottolineare che è vero che il panico rischia di bloccare una persona, ma succede anche che il panico stesso acceleri il ragionamento e quant’altro. Sono riuscito a prendere tutta quella roba in pochi secondi: come prendevo un oggetto, già sapevo dove indirizzare la mano per prendere altro e così via prima di scappare.

Abitavamo in un appartamento di 2 piani, eravamo al secondo. Tra scossoni, rumori fortissimi, oggetti per le stanze siamo scesi sotto e di corsa fuori… e fuori c’era l’INFERNO!!!

Polvere da tutte la parti, urla, gente che scappava, suoni di allarmi di case e sirene delle ambulanze, macchine che fuggivano ovunque senza rispettare segnali stradali e poi rumori di ogni genere.

All’uscita di casa nostra c’erano anche i nostri vicini, altri ragazzi universitari tutti illesi. Entrambe le case, ristrutturate l’anno scorso, hanno retto molto bene la scossa: un pò di intonaco per terra e un paio di piccole crepe sul soffitto.

Mi sono sentito con le amiche mie che correvano per le strade e ci siamo dati appuntamento a Piazza Duomo, uno dei vari centri di ritrovo della città.

Dopo aver fatto uscire di casa la nostra anziana proprietaria, che ci ha accolto con uno sguardo misto di paura, tristezza e spaesamento (uno sguardo che ti perfora il cuore!), e dopo aver atteso l’arrivo di un suo parente, io e il mio coinquilino ci siamo messi nella mia macchina e indirizzati verso la piazza.

Macerie ovunque, palazzi senza più o il tetto o il primo piano, gente che fuggiva per le strade senza neanche accorgersi delle macchine che correvano, automobili che sfrecciavano all’impazzata in tutte le direzioni (un camion mi ha superato con una velocità che non oso immaginare).

La strada che ho percorso per raggiungere la piazza è quella di cui tutti i giornali hanno parlato: via XX Settembre.

Palazzi vicino il tribunale fatti a pezzi, Casa dello Studente crollata, macerie per la strada che rendevano il tutto quasi impraticabile, urla, gente quasi nuda per la strada (un amico mio incrociato per strada era in mutande e maglietta!) e con il freddo aquilano non è una bella cosa.

Mentre guidavo ho saputo che la scossa era stata percepita anche a Pescara (il mio amico era al telefono col padre), quindi come ho pensato, il tutto era stato percepito anche a Vasto. La linea per telefonare era intasata e quindi occupata!

Arrivati a qualche minuto dal centro e dopo aver parcheggiato la macchina in un posto sicuro, di corsa verso il centro. Sono riuscito a chiamare mio cugino e avere la sicurezza che lui e tutti i suoi coinquilini stavano bene ed erano in procinto di ripartire via.

Giunti in piazza, dopo aver SCAVALCATO macerie di ogni tipo, quello che ci troviamo davanti è sempre un caos… ma questa volta vedi le persone, non pensi a guardare i palazzi distrutti.

In una completa notte il panico ha preso il sopravvento… nel male minore era meglio avere il terremoto la mattina o il pomeriggio!

Forze dell’ordine in giro, Vigili del Fuoco che all’impazzata andavano da una parte all’altra, Carabinieri fuori le banche con le mitragliatrici (per fermare eventuali ladri), sirene di Ambulanze che si sentivano in lontananza.

La situazione era ancor più SPAVENTOSA perchè le scosse non si sono mai fermate: la terra continuava a tremare, non della stessa intensità della scossa micidiale, ma comunque di magnitudo poco minore. Si camminava e correva su una strada che vibrava, tra fortissimi rumori che arrivavano da sotto l’asfalto e tra palazzi dondolanti che se crollavano ci prendevano in pieno.

Credetemi… il tutto non è frutto della mia immaginazione nè sto ingrandendo tutto quello che ho vissuto… è andato tutto così e mi sento solamente fortunato non di più… altra gente è stata davvero miracolata (c’è chi con il tetto crollatogli addosso è riuscito a scendere dal 3° piano e fuggire in piazza… o chi circondata dalle macerie e non potendo uscire, dopo tre ore di panico ha scavalcato metri di macerie e uscire in strada!).

Finalmente dopo ennesimi tentativi sono riuscito a sentirmi con i miei genitori e tranquillizzare sia loro per me e sia me per loro. La scossa l’hanno sentita a Vasto ed ero felice nell’avvisarli che io stavo bene così come loro lo erano allo stesso modo.

Sono stato lì da poco dopo le 4 di notte fino alle 10:00 del mattino in piazza, aspettando le luci del sole ed eventuali notizie e aggiornamenti riguardo l’autostrada che era stata chiusa per l’arrivo di soccorsi.

Varie sono le scene che mi segneranno per tutta la vita: vedere uno dei primi corpi tolte dalle macerie (un anziano trovato per fortuna vivo, anche se impaurito all’ennesima potenza che a stento riusciva a parlare); vedere un ragazzo molto più piccolo di me morire a pochi metri davanti a me (portato in braccio da una qualche casa crollata e posizionato nel cofano di una macchina, è morto così tra le urla e i pianti della gente); vedere anziani lasciati a loro stessi vagare senza meta per la piazza, con lo sguardo perso nel vuoto come se pensavano di essere solo loro lì alla ricerca di qualcuno che non vedevano.

Io non so come ho fatto a non svenire per terra… ma sò solo che sono 2 giorni che a stento riesco a trattenere le lacrime per una situazione così allucinante che solo chi era lì può confermare. Purtroppo è vero che i video e foto che si vedono in tv e/o nel web descrivono tutto quello che è successo, ma è tutta roba successa dopo e sono limitati ahimè… nel momento in cui si sta vivendo in prima persona quel caos si ha paura di tutto, ci si pensa due volte anche solo per voler fare un passo in una determinata direzione.

Le ore sono passate abbastanza lentamente, ma per fortuna non così piano come mi credevo…

Sono arrivate in quelle ore le prime notizie di morti tra studenti e gente del posto (anziani, bambini …) e con le prime luci del giorno sono arrivati maggiori soccorsi e i primi elicotteri che hanno aggirato varie volte la piazza e poi, presumo, tutta L’Aquila.

>Ha girato subito voce delle strade e vie chiuse per l’intera città, sia perchè non più praticabili e sia per far passare solo i soccorsi.

Nel frattempo svariati incontri con amici miei del posto e diverse chiamate con altri di loro (quando la rete era libera) per sapere come stavano. Per fortuna (e parlo per me) tutti solamente spaventati ma illesi.

Dico “parlo per me” perchè sò di gente che purtroppo ha perso diversi amici in questa maledetta giornata…

Dopo le ore 10 io e il mio coinquilino abbiamo deciso di tornare in macchina e di ritornare nella nostra casa lasciata ore prima. Arrivati lì abbastanza rapidamente, siamo entrati in fretta e furia per fare la valigia e prendere quanta più roba (soprattutto di valore) da riportare nelle nostre rispettive città…

Abbiamo riempito la macchina così tanto che non c’entrava davvero più niente: valigie, portatili, giacche, buste piene di qualunque cosa (cavi, dvd, libri …) e quant’altro. Ci siamo rilassati (se si può definire così) qualche minuto appoggiati alla macchina e, chiusa la porta a chiave, siamo partiti per Popoli, dove avremmo raggiunto i miei parenti e amici nostri de L’Aquila rifugiati a casa di mio cugino.

Per la strada un traffico infinito e per uscire dalla città una 40ina di minuti credo di averci messo… una strada che avrei fatto in poco meno di 10 minuti. Con la macchina completamente a secco e coi benzinai cittadini tutti chiusi per non incorrere in eventuali danni ed esplosioni (così ci ha riferito la Croce Rossa) siamo usciti via dal capoluogo. Per fortuna un benzinaio aperto l’abbiamo trovato per la strada e ho provveduto a fare il pieno.

Per la strada di ritorno a Popoli i paesaggi da vedere non erano allettanti. Un paese alla nostra sinistra era completamente diviso a metà da un qualcosa che sembrava una frana che aveva sommerso tutta la parte centrale della cittadina.

Macerie in ambo i lati della strada ed edifici diventati un cumulo di travi e mattoni spaccati.

Intanto ambulanze che andavano ovunque per tutte le possibili strade. Macchine dei Vigili del Fuoco che si fiondavano per le vie ad una velocità assurda e Vigili Urbani che gestivano quel caos senza poter neanche a parole consigliare le stradi più facilmente percorribili.

Durante il tragitto ci siamo fermati ad un bar, pieno di gente, per prendere un semplice caffè. L’aria non era da panico ma non eravamo assolutamente tranquillizzati. Tutta la gente parlava del terremoto, ma come se mascherasse l’inferno che stava succedendo. Ogni persona parlava con un’altra cercando di tranquillizzarla come se tutto quel caos non c’era mai stato.

Dopo essere arrivato dai miei parenti, pranzato e discusso di tutto… sono ripartito per Vasto, lasciando il mio amico a Chieti Scalo dalla sorella che l’attendeva per portarlo a casa.

Arrivato poco dopo le ore 18:00 nella “mia” città ho potuto riabbracciare finalmente i miei genitori e vedere cosa stava succedendo a L’Aquila, questa volta però tramite un televisore.

Mi dispiace enormemente per quello che è successo e che sta succedendo in tutte le zone colpite dal terremoto, che pare non esaurirsi mai. Tremo pensando ai più di 200 morti ritrovati, ai vari studenti (compaesani e non) rimasti sotto le macerie e al fatto che gran parte degli sfollati non ha più una casa.

E’ una tragedia sotto ogni punto di vista… un colpo così che nessuno di noi meritava ma che è accaduto e nessuno può farci nulla.

Si può solo ricostruire, molto lentamente, mattone su mattone tutto quello che è andato distrutto. Ma ci vorranno anni, soldi, voglia, forza… spero che tutto possa migliorare giorno dopo giorno.

Non parlo di abitazioni, ma della vita degli sfollati già duramente colpiti anche per la perdita di amici e parenti.

MI RIVOLGO ALLE ORGANIZZAZIONI, AI POLITICI ED AI GESTORI DEI SOCCORSI: NON ABBANDONATE MAI TUTTI GLI SFOLLATI AQUILANI. STATEGLI AFFIANCO FINO ALL’ULTIMA PERSONA, FINO A QUANDO ALZANDO LO SGUARDO VEDRETE CHE NON AVRETE PIU’ NESSUNO DA SOCCORRERE !!

E PER FAVORE… UN PO’ DI DIGNITA’ IN TELEVISIONE: DATE SPAZIO A RACCOLTE FONDI, STANZIATE SOLDI PRENDENDOLI ANCHE DAI MONTEPREMI DEGLI INUTILI GIOCHI TELEVISIVI, DATE PIU’ INFORMAZIONE ED ELIMINATE LE TRASMISSIONI CHE NON GIOVANO ALL’ITALIA IN QUESTO MOMENTO…

ED UN’ULTIMA COSA… NON PREOCCUPATEVI DI QUESTI DANNATI BENI CULTURALI. I NOSTRI AVI NON SI OFFENDERANNO SE, INVECE DI RICOSTRUIRE UNA CUPOLA, COSTRUIAMO UN PAIO DI ABITAZIONI PER I TERREMOTATI. PENSATE ALLA VITA DELLE PERSONE E QUANDO TUTTI (E DICO TUTTI!) STARANNO BENE ALLORA POSSIAMO PASSARE A FAR RIVIVERE CHIESE, BASILICHE, STATUE E QUANT’ALTRO.

LA VITA DELLA GENTE DEVE ESSERE SEMPRE LA COSA PRINCIPALE DA PRESERVARE, TUTTO IL RESTO VIENE DOPO!!!

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Ringrazio le testate giornalistiche e blog che hanno dato maggior eco al mio racconto e appello finale:

Commenti

  • Ciao sono siciliano, dal giorno del fattaccio cerco in qualunque modo di cercare notizie su quello che sta accadendo ancora nell’aquilano sono attonito, è incredibile tutto quello che è successo. sono felice che tu stia bene, i tuoi amici e tutti quelli che ne sono usciti incolumi, e allo stesso modo sto malissimo per chi purtroppo ha visto la sua ultima notte.
    la tua è una testimonianza molto toccante e le tue note finali sono molto giuste, posso condividere la presente in rete? nel FB nei forum ecc.. tutti dovrebbero capire cosa hai vissuto tu e gli altri come te e cosa sia giusto da fare.

    un abbraccio

  • @ Luca : grazie… è un piacere poterti rispondere

    @ Fabio : anche a te Fabiolì, un mega abbraccio

    @ Massimo : grazie davvero, sì… se vuoi spargi pure. Ho fatto un resoconto di quello che ho passato anche perchè è comunque una curiosità che la gente cerca. In televisione si vede tutto quello che è successo DOPO la forte scossa e i racconti delle interviste sono comunque “spezzati”… spero che ognuno scriva la sua storia…. un abbraccio anche a te!

  • si sono daccordo con te, e spero ke ognuno racconti la sua storia…mi sn stancato di vedere in tv..giornalisti che invece di dedicare la lora attenzione alle persone la deviino sui monumenti o beni archeologici di ogni altro tipo, una casa ad ogni famiglia è il minimo a cui possa pensare lo stato…
    un abbraccio forte forte.
    ti addo su fb mi chiamo Massimo Todaro

  • Mamma mia…una storia da film ma che purtroppo ci ha colpito da vicino…specialmente a voi studenti che eravate lì e a quella povera gente che ci viveva…ti mando un grosso bacio!!!

  • @ Massimo: dopo che ho visto il Tg1 parlare dell’alto audience di ascoltatori in questi giorni…. ho avuto la conferma che il vero giornalismo e la vera informazione sono solo sogni irreali! Non ancora mi arriva il tuo add su FB, devi aver sbagliato Luca Rosati: io sono http://it.facebook.com/people/Luca_Rosati/575797946 , a presto! Un abbraccio anche a te!

    @ Martina: tesò, tantissimi baci e abbracci anche a te! Auguro a chiunque di non vivere mai neanche un minuto di quella giornata…

  • …non ci sono parole per commentare ciò che è successo,,,vite spezzate in un istante..e le scosse non si placano…
    ..spero che L’ Aquila venga ricostruita..e che ognuno possa riavere una propria casa..e soprattutto che tra 2 settimane non si dimentichi ciò che è successo..non si spengano i riflettori..ma ci si renda conto di ciò che si deve fare per aiutare chi non ha più nulla..
    ti abbraccio forte Elf!
    un bacio:*
    Anas*

  • Hai ragione, che ce ne frega dei monumenti, dei beni culturali … delle raccolte che si stanno facendo … troppe parole e pubblicità fuori luogo. Concentriamoci sui fatti … sempre all’italiana … chissà quante famiglie mandavano i figli all’università con enormi sacrifici e affidandosi alla Casa dello Studente … veramente vergognoso … e mi dispiace dirlo, ma proprio all’Italiana …. il proverbio dice “fai male e pensaci, fai bene e scordalo” che ce ne frega di chi AIUTA … l’importante è AIUTARE … perchè un Davide non ritornerà mai più ed era solo un giovane che studiava per il suo futuro!

  • Luca sono felice che tu stia bene ed il resto dei tuo amici… una storia simile l’ha vissuta anche la mia compaesana agrigentina che studia a l’Aquila informatica (si chiama Cristina). Lei ed il suo ragazzo hanno avuto l’intuizione di allontanarsi dalla città prima della grande scossa delle 3.32 e scappare per ben 70 km… sono stati fortunati e sono felice di poter parlare ancora con tutti voi abitanti abruzzesi… sono davvero felice… ricominciate a vivere e fate rivivere l’Aquila. Stammi bene

  • NON CI SONO PAROLE PER QUELLO CHE è ACCADUTO,TUTTI NOI SIAMO VICINI A VOI E STIAMO CERCANDO DI AIUTARVI CON DELLE RACCOLTE DI FONDI,TANTO CHE IO(KRY) IERI SONO ANDATA A UN LOCALE NON PER DIVERTIRMI MA PERCHè IL RICAVATO SAREBBE STATO DONATO A VOI(ED ERAVAMO TUTTI RAGAZZI E RAGAZZE DELLA MIA ETà).UN SALUTO E UN ABBRACCIO…CIAO

  • Ciao Luca,
    non ho parole per descrivere il tuo racconto. Ti sono vicino come un fratello e ti abbraccio forte. Sono contento che stai bene!
    Io sono di Roma e sono a 112 km dal punto dell’epicentro. Ho sentito la scossa fortissima e ho provato moltissima paura qui a Roma, tanto che credevo che la scossa fosse qui. Quando hanno detto che era all’Aquila mi sono inorridito al pensiero di quello che stava succedeno la. Ho subito capito che qualcosa di orrendo stava accadendo! Quello che hai descritto è un qualcosa che va al di la di qualsiasi immaginazione.
    Spero che il tempo ti dia la possibilità di tornare a vivere come prima!
    CIAO!

  • Luca sono felice che tu stia bene..non sapevo che tu fossi li… ho letto tutto… e non nascondo che l’ho fatto con le lacrime agli occhi.
    Molti miei amici, come te, sono riusciti a salvarsi… ma purtroppo… come ormai sappiamo..molti non ce l’hanno fatta.
    Il mio pensiero va tutto a chi ora sta soffrendo… posso solo immaginare quanto sia stata… e quanto è dura… c’è stato TERRORE qui nelle strade di pescara quella notte… figuriamoci li… :/
    Bisogna però reagire, e trovare la forza di ripartire…
    Un abbraccio Luca… a presto

  • Luca…solo adesso mi rendo conto di quello ke hai passato…ho preso troppo a cuore questa tragedia, sia perchè conosco te che sei del posto, sia per la vastità del fatto in sè x sè…mi ha proprio colpita nel profondo…ogni volta ke fanno vedere una testimonianza alla televisione non riesco a fermare le lacrime…ogni santo giorno; ormai da quanto è accaduto il fatto, dono 1 euro nella speranza di essere partecipe con la solidarietà a rendere migliori le condizioni di tutte quelle persone che si sono ritrovate a non avere più nulla, quando nulla è non avere più una persona cara o una famiglia intera, una casa dove vivere, cibo, vestiti e quant’altro…nella sfortuna questo terremoto ha regalato ancora interminabile sfortuna…spero che nonostante tutto, i sopravvissuti possano andare avanti trovando nel coraggio la forza di vivere per chi vivere non può più.
    In lutto nazionale…
    Jess

  • Ciao Luca,
    innanzi tutto voglio dirti che sono felice tu stia bene..
    Ti lascio qui un commento x che’ voglio tu sappia che ho trovato il tuo racconto su histonium e l’ho pubblicato sul mio blog
    Spero la cosa nn ti dispiaccia…
    Grazie

  • Ho letto solo ora il tuo blog… Con questo racconto sei riuscito a descrivere con estrema precisione la vera realtà che si è vissuta in quei momenti… sono davvero contento che tu e gli altri state bene… un abbraccio, Rob.

  • ciao luca
    ho letto la tua testimonianza con la tua testimonianza sei riuscito a farmi capire cosa e successo quel giorno….
    sono molto dispiaciuta di tutto cio che successo e vorrei che tu sapessi che sono vicina a te e a tutte le altre parsone che durante il terremoto hanno perso tutto….
    un abbraccio

  • gran bel racconto fatto alla perfezione,ora so cosa vuol dire la parola TERREMOTO, vi sono vicino a voi abbruzzesi,e spero che finisca presto ta brutta agonia, e sono contento che tu stia bene…un abbraccio

  • Dall’11 aprile che non ricevi più commenti su questo post. La gente dimentica caro amico blogger. Alla fine tocca a noi abruzzesi tirare su le maniche e ricordare a tutti che non è finita… La natura non ci aiuta però: oggi una scossa 4.1 e la terra continua a tremare a l’Aquila. I miei amici a San Martino non ce la fanno più. Anche mia moglie stasera, prima di salutarci al telefono, aveva paura. Come rincuorarla con 2 bambini, sola a casa? Anche se a Pescara, la paura per l’ignoto ti assale. Specie a chi si preoccupa dell’incolumità dei figli.
    “Speriamo che che me la cavo” disse una volta uno… Saluti

  • Purtroppo sfiga ha voluto che la scossa 4.1 la sentissi fisicamente sul posto ieri pomeriggio. Eravamo una 40ina di studenti a fare un esame scritto e si è fatto sentire il panico, perchè ovviamente quanto ti vibra l’edificio, anti-sismico o no, la gente tende a scappare!

    Eravamo 40 persone e si è scatenato il panico… cosa succederà quando cose simili accadranno dal 19 ottobre (inizio delle lezioni) in poi in un edificio in cui saremo minimo 800 persone? Dire che ci sarà un enorme CAOS è dire poco!

    Sono contrario al rinizio della vita universitaria a L’Aquila e ogni giorno ne ho successive conferme!!!

  • Ciao Luca! Avevo già letto il tuo articolo e, pur non avendolo commentato (a volte non si trovano le parole giuste riguardo situazioni così toccanti), ammetto che mi son commossa; son contenta che hai “rimemato” questo post, dandomi la possibilità di commentare e non dimenticare! Un abbraccio!

  • Ciao @LaAlex, scusa il ritardo di risposta… ma non avendo la connessione da casa per un altro pò di giorni non ho avuto modo di scriverti.

    Un abbraccio anche a te e grazie per essere passata.

    Questo mio post è stato uno sfogo che dovevo assolutamente togliermi il prima possibile.

  • Prima volta che mi capita di leggere questo racconto. La prima volta che leggo una testimonianza di una persona che “conosco”. Veramente impressionante Luca, complimenti per esserne riuscito a raccontare così lucidamente e chiaramente ogni momento che ha segnato questa esperienza.
    E’ vergognoso che a distanza di anni ancora non si sia fatto niente, e racconti del genere devono continuare a rimanere vivi nella memoria di tutti per non dimenticare che ci sono ancora tante persone che hanno bisogno, tanto bisogno!

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