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Memes Faces su Facebook: cosa sono? Scaricateli tutti.

Memes Faces su FacebookCosa sono i Memes Faces? Un fenomeno di internet che da alcuni mesi ha invaso Facebook. A fine articolo un collage – di 2mb – con tutti i meme che circolano nel web.

Oltrepassato il significato di meme che ne dà Wikipedia, un meme è di solito una foto, video o idea generata su Internet che viene passata rapidamente da un utente all’altro. Queste foto o video diventato così popolari che aiutano a rimodellare e ridefinire l’intera cultura di Internet, in modo da essere definito come “memi”.

I Memes Faces sono fumetti divertenti e – a volte – esagerati oppure semplici caricature che ritraggono situazioni di vita quotidiana, trovandone molto spesso i lati tragicomici. Sono personaggi progettati per rappresentare una specifica emozione in risposta a qualcosa che si dice o che semplicemente esprimono un sentimento o una sensazione anche senza dover usare le parole.

Conosciamone qualcuno…

Memes Faces - OkayIl meme “Okay” meme è proprio quello che sembra: una faccia buffa che guarda verso il basso, quasi imbarazzato, e che in silenzio mormora sospirando la parola okay. E’ spesso usato per descrivere qualcuno che accetta qualcosa anche se non vorrebbe oppure quando si è d’accordo con altri al fine di non sentirsi inclusi.

Memes Faces - Forever AloneForever Alone” si tratta di un volto che rappresenta uno di quei momenti in cui qualcuno non ha nessuno intorno con cui parlare o trascorrere del tempo. Questo meme viene per lo più utilizzato per raccontare storie relative alla vita da single, problemi di coppia o di assenza di amici.

Memes Faces Rage GuyIl meme “Rage Guy” è utilizzato quando una qualunque situazione ti ha fatto arrabbiare così tanto da maledire chiunque ti capiti a tiro. Questo viso può essere applicato a tutto ciò che ti è ‘sgradevole’.

Memes Faces - Poker FaceIl meme “Poker Face” ha caratteristiche inespressivi con solo due occhi piccoli e luccicanti e una linea retta – la bocca – su tutta la faccia. Questo volto è principalmente usato per illustrare situazioni sociali difficili e spesso imbarazzante in cui il Poker Face rimane totalmente assente di emozioni.

Memes Faces - Aww Yea GuyAww Yea Guy” viene sempre utilizzato per esprimere emozioni su un risultato raggiunto. Ha il viso appoggiato all’indietro e grida “aww yea”, come se fosse riuscito a fare un qualcosa che merita complimenti oppure come se qualcuno si stesse congratulando con lui.

Memes Faces - Lol Guy“LOL” è il modo più comune per esprimere una risata sul web. Il “LOL Guy” è, quindi, l’individuo che adora ridere su quasi tutto, mettendo in mostra gli occhi e delle grandi labbra in un modo abbastanza goffo e ‘strano’.

Memes Faces - Me GustaIn spagnolo la frase “me gusta” si traduce in “mi piace” o “i like it” in inglese. Il “Me Gusta” è un meme caratterizzato da una testa molto rotonda, tratti del viso molto marcati e sporgenti, con degli occhi iniettati di sangue. E’ in genere utilizzato per rispondere a situazioni imbarazzanti o eventi disgustosi.

Memes Faces - TrollfaceIl “Trollface“, conosciuto anche come “Coolface,” è usato per per prendere in giro gli altri e viene utilizzato per esporre i sentimenti di soddisfazione nel vedere gli altri soffrire. Il suo volto è caratterizzato da un grande sorriso e degli occhi birichini. Ad una persona che sta vivendo una brutta situazione chiede spesso “Problemi?”, come se volesse infastidirlo di proposito.

Memes Faces - Y U NOY U NO” in parole povere indica “perché no?”, che correttamente si può esprimere con “perché non lo fai?”. Il termine “Y U NO” è spesso utilizzato negli sms come per lamentarsi di un qualcosa o per l’attenzione di qualcuno verso una determinata questione. Il meme “Y U NO” ha una testa rotonda e un volto molto scontento. E’ sempre con le mani alzate per aggiungere maggior enfasi drammatica alla sua critica.

Memes Faces - Oh CrapCi sono due versioni del meme “Oh Crap“. Entrambi raffigurano un disegno, piuttosto dettagliato, di una viso che con la testa buttata all’indietro è accigliato per una specifica situazione. Il più arrabbiato dei due meme ha gli occhi rossi e dei denti di grandi dimensioni. Queste facce sono usate per enfatizzare rabbia, confusione, sorpresa e disgusto.

Non ho idea di chi li abbia inventati o chi li abbia pubblicati per primo, ma una cosa è sicura: sono ormai un fenomeno di Internet che – a mio parere – ha lasciato una grande impronta su Facebook.

E non solo sul noto social network.

Memes T-ShirtNella realtà infatti si possono trovare spille, adesivi, copriletto, cappelli e tante t-shirt quanti sono i personaggi dei memes (come ho potuto fotografare durante l’ultimo Cartoomics di Milano). Stampe su maglie decisamente semplici ma che comunque stanno riempiendo le tasche di chi le vende.

NON SOLO VIGNETTE, MA ANCHE EMOTICON

I Memes Faces possono essere inseriti anche come emoticon quando inviate un messaggio privato ad un vostro contatto (attenzione: non funzionano nei post o nei commenti, ma solo nella messaggistica privata).

Per poterli attivare dovete solo inserire uno dei seguenti codici. A destra il nome dell’emoticon che ne uscirà fuori e che – ovviamente – non dovrete trascrivere nel messaggio.

[[ForeverAloneComics]] ForeverAlone
[[MeGustaMeme]] Megusta
[[187641921255687]] Cereal Guy Christmas
[[164413893600463]] Megusta 2
[[149333368464171]] YaoMing
[[116616581692281]] TROLL Face
[[145768898802324]] FUUUUUs
[[168456309878025]] LOL
[[189637151067601]] LOL 2
[[FapFapFap.B]] FAPFAP
[[106043532814443]] Y U NO
[[214457085240151]] Nothing to do here
[[129627277060203]] Poker faces
[[160723207280093]] You Fucking kidding me?
[[ChallengeAcceptado]] Challenge accepted
[[100002752520227]] Okay
[[105387672833401]] Fuck Yeah
[[224812970902314]] Derp
[[192644604154319]] derpina
[[170815706323196]] Cereal guy
[[142670085793927]] Mother of God
[[168040846586189]] Feel like a sir

Buon collage a tutti.

Memes Faces List

Agenda Digitale Italiana 2012: pubblicato il documento

Agenda Digitale Italiana 2012È stato reso disponibile online il documento che illustra, passo per passo, tutte le azioni e le priorità dell’Agenda Digitale del Paese: promozione dell’ecommerce presso le PMI, servono 400 milioni per la banda larga al Centro-Nord, avanti tutta con la digitalizzazione della scuola.

Il documento ufficiale (scaricabile da qui) è destinato ad essere varato come decreto entro la fine di giugno. L’obiettivo principale del Governo, secondo quanto è possibile apprendere dalla lettura, è quello di predisporre il quadro normativo di riferimento, detto pacchetto “decreti digItalia”, “tra l’inizio del mese di marzo e la fine di giugno, che costituiranno, insieme ai progetti operativi, la strategia dell’Agenda Digitale italiana“.

BANDA LARGA. La cabina di regia punta a raggiungere gli obiettivi indicati dalla Ue ovvero copertura in banda larga di base a tutti gli italiani entro il 2013 e ultralarga entro il 2020. Finora sono stati trovati fondi solo per il Sud (1,2 miliardi per reti ), che provengono da risorse europee non utilizzate dalle Regioni. Verrà inoltre costituto un Computer Emergency Response Teams (Cert) per rafforzare la sicurezza delle reti e saranno avviati data center per la gestione in cloud di processi legati alla didattica e alla pubblica amministrazione. La completa attuazione del piano darà lavoro a 8mila persone in 3.600 nuovi cantieri.

SMART COMMUNITIES. I ministri della cabina di regia intendono puntare allo sviluppo di smart grid (reti energetiche distribuite e intelligenti), telecontrollo del territorio e servizi innovativi per la gestione del traffico. Nell’ambito delle città intelligenti verranno studiate anche piattaforme innovative per implementare l’e-health.

E-COMMERCE. Il governo punta a defiscalizzare il commercio online per incentivare domanda e offerta nonché a realizzare un modello unico di contratto per i diritti degli utenti. Bisognerà mettere entro il 2015 il 50% della popolazione e il 33% delle piccole medie imprese in condizione di fare acquisti online e il 20% di comprare in Rete all’estero. Riflettori puntati anche sulla diffusione della moneta elettronica.

E-GOVERNMENT E OPEN DATA. La PA dovrà diventare una Internet dove il cittadino entra e fruisce dei servizi pubblici. Focus sugli standard per open data e cloud computing.

RICERCA E INNOVAZIONE. Si mira a strutturare una strategia unica per il comparto, armonizzando le norme dei bandi pubblici, “aggregando” le cordate che partecipano ai bandi Ue e incentivando la finanza di progetto.

ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA. Il cambiamento dovrà partire da aule scolastiche in cui si usa ancora il 90% di contenuti cartacei e all’interno delle quali solo il 16% degli studenti sfrutta soluzioni digitali, mediante la progressiva introduzione di un modello di scuola digitale (e-book, e-participation, banda larga e cloud per la didattica, ecc). Stesso discorso per la formazione delle professioni. Si intende anche di aumentare le quote rosa nell’Ict.

(Fonte: IlSoftware.it, PuntoInformatico.it, Wired.it)

Meet the Media Guru: Jeff Gomez

Dopo la “sala ologrammi” di Peter Bentley, la “user-centered interface” di Don Norman e la “gamification” di Jane McGonical, ieri sera ho dedicato la mia serata alla narrazione “trasmediale” di Jeff Gomez, ospite del primo appuntamento 2012 del Meet the Media Guru (il programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale e dell’innovazione destinato al mondo professionale e al largo pubblico che dal 2005 ha sede a Milano).

Un appuntamento di MtMG per capire come è cambiata la creazione dei contenuti nell’epoca del digital media e come dialogano media tradizionali e nuovi media per potenziare il valore di una storia.

Jeff Gomez è uno tra i massimi esperti internazionali di transmedia storytelling e brand extension: ha sviluppato negli anni una grande esperienza nell’adattare i prodotti d’intrattenimento a differenti media. Appassionato di nuove narrazioni, Gomez ha fatto della transmedialità l’epicentro della sua professione, concentrandosi sullo sviluppo strategico cross-platform dei contenuti, con particolare riferimento al settore del media entertainment.

Presidente e CEO di Starlight Runner Entertainment, esperto di tecnologia applicata alla narrazione, nella sua carriera ha collaborato alla nascita dei mondi fantastici dei Pirati dei Caraibi e Tron (Disney), Halo (Microsoft), Avatar di James Cameron, Transformers della Hasbro, Hot Wheels della Mattel, la Happiness Factory della Coca-Cola.

La Starlight Runner Entertainment è uno studio di animazione e produzione di contenuti digitali leader nella creazione di “fictional worlds”.

L’appuntamento a MtMG è stata l’occasione per ascoltare come nascono oggi le storie e come possono diramarsi attraverso tutte le piattaforme mediali, raggiungendo target diversi e implementando le potenzialità offerte dal digitale.

Google e la nuova policy per la privacy

Google ha adottato la nuova policy per la gestione dei dati personali dei propri utenti.

Tutto questo nonostante il monito della Federal Trade Commission, la diffida della Commissione Europea, l’ammonizione della CNIL e i dubbi del Giappone.

Alma Whitten, Director of Privacy for Products and Engineering di Google, spiega così la nuova policy, gli intenti del gruppo e ciò che cambia per gli utenti:

Mi occupo dei progetti Google relativi a privacy e sicurezza dei dati fin da quando sono entrata a far parte dell’azienda, nel 2003. Nel corso degli anni, a mano a mano aumentavano il numero dei servizi offerti e quello degli utenti, ci siamo resi sempre di più conto di quanto sia importante guadagnarsi e conservare la fiducia delle persone. Questa consapevolezza ci ha portato a creare strumenti innovativi che consentono alle persone di mantenere il pieno controllo delle proprie informazioni e a lavorare con impegno affinché gli utenti comprendano facilmente i nostri impegni relativamente alla privacy.

A gennaio abbiamo annunciato l’imminente aggiornamento delle norme sulla privacy di Google e dal 1 marzo queste modifiche diventano effettive. Consci dell’importanza di modifiche di questo tipo, abbiamo intrapreso il più grande sforzo comunicativo nei confronti degli utenti mai attuato prima: gli utenti ricevono una notifica quando accedono al proprio account o quando utilizzano servizi come la Ricerca e abbiamo inviato una email a coloro che dispongono di un account Google. Se utilizzate Gmail, YouTube o qualsiasi altro servizio Google avrete senza dubbio sentito parlare di questo aggiornamento.

Come risultato, le modifiche alle nostre norme sulla privacy sono state al centro di una grande attenzione, che giudichiamo in modo positivo perché la privacy è importante. Tuttavia, ciò ha anche dato luogo ad alcuni fraintendimenti. La cosa più importante da tenere a mente è che facciamo tutto questo per rendere più comprensibile il nostro atteggiamento e i nostri impegni relativamente alla privacy e perché Google sia ancora più efficace per gli utenti.

Prima di tutto, la semplicità. Google nasce nel 1998 come motore di ricerca. Da allora abbiamo aggiunto una vasta gamma di servizi: Gmail, Google Maps, Chrome, Google Documenti, Android e Google+, solo per citarne alcuni. Al lancio di ogni nuovo servizio abbiamo introdotto nuove norme sulla privacy. Lo stesso ogni volta che abbiamo acquisito un servizio: mantenevamo le norme esistenti.

Così facendo, però, si è arrivati al punto in cui leggere tutte queste norme era diventata un’impresa interminabile. Per questo motivo, nel 2010 abbiamo compiuto un primo passo verso la semplificazione, raggruppando una decina di norme di servizi specifici nelle nostre Norme sulla privacy principali. Anche così, però, rimanevano ancora esclusi oltre 70 norme distinte. Il 24 gennaio abbiamo annunciato di aver riscritto con un linguaggio più semplice le Norme sulla privacy principali di Google e di avere consolidato in una le norme di oltre 60 servizi specifici. A partire da oggi è disponibile un unico documento completo che illustra l’impegno in difesa della privacy che adoperiamo nella maggior parte dei servizi Google.

In secondo luogo, il nostro obiettivo è creare un’esperienza migliore per gli utenti. Nella maggior parte dei casi, le nostre norme sulla privacy ci consentivano già di combinare le informazioni raccolte in relazione a un determinato servizio con le informazioni di altri servizi quando gli utenti erano connessi all’account Google. Microsoft, Yahoo e altre aziende del Web fanno altrettanto. Questo ci consente di trattare una persona che usa diversi servizi Google come un singolo utente quando è connessa.

Oggi, ad esempio, è possibile aggiungere immediatamente un appuntamento al Calendario Google quando in Gmail si riceve un messaggio che annuncia una riunione. È possibile condividere indicazioni stradali con una delle proprie cerchie di Google+ senza abbandonare Google Maps. O ancora, è possibile prendere direttamente l’indirizzo di email di qualcuno che si vuole invitare a condividere un documento su Google Documenti da Gmail. Tutto questo è semplicissimo e intuitivo e consente di risparmiare tempo.

Tuttavia, le nostre precedenti norme sulla privacy limitavano la possibilità di combinare le informazioni all’interno di un account per due servizi: la Cronologia web (cronologia delle ricerche per gli utenti che utilizzano il motore di ricerca quando sono loggati nel proprio account) e YouTube, un servizio che abbiamo acquisito nel 2007. Quindi, se un utente loggato cercava ricette di cucina su Google, le nostre vecchie norme sulla privacy non ci consentivano di suggerire video di ricette quando l’utente visitava YouTube, anche se era loggato e utilizzava lo stesso account Google per entrambi i servizi.

Ora la nostre Norme sulla privacy aggiornate rendono chiaro che quando un utente è connesso possiamo combinare le informazioni fornite in un determinato servizio con le informazioni di altri nostri servizi. Riteniamo che questo porterà a rendere più utili informazioni di vario tipo: risultati di ricerca, annunci e qualsiasi altro elemento di interesse per l’utente.

Il nostro approccio alla privacy non cambia. Queste modifiche non comporteranno la raccolta di nuove informazioni, non modificheremo le impostazioni della privacy delle persone né venderemo le informazioni personali dei nostri utenti agli inserzionisti. Desideriamo solo utilizzare le informazioni di cui siamo già in possesso per migliorare la loro esperienza come utenti.

Chi non ritiene che la condivisione di informazioni possa migliorare la sua esperienza come utente non è obbligato a eseguire l’accesso per utilizzare servizi quali Ricerca Google, Google Maps e YouTube. Se si è loggati, è possibile utilizzare i vari strumenti per la privacy di Google, ad esempio per modificare o disattivare la cronologia delle ricerche o la cronologia di YouTube, gestire il modo in cui Google personalizza gli annunci in base ai propri interessi o per navigare sul Web in incognito con Chrome. È addirittura possibile separare le proprie informazioni usando account diversi. In altre parole, è possibile utilizzare la gamma completa di strumenti Google che garantiscono trasparenza e controllo sui propri dati.

La nostra attenzione nei confronti della privacy è rimasta immutata e continueremo a cercare modi per aiutare gli utenti a comprendere e controllare le modalità di utilizzo delle informazioni che ci affidano. Giusto la scorsa settimana ci siamo uniti alla Casa Bianca e ad altre aziende del settore in favore della proposta “Do Not Track”, ovvero l’aggiunta di un pulsante che offre agli utenti la possibilità di limitare a piacere le informazioni che possono essere monitorate durante la navigazione e abbiamo spiegato con chiarezza i controlli dei browser. Garantire trasparenza, controllo e sicurezza rimane fondamentale per conservare la fiducia degli utenti; è proprio per gli utenti che Google è stato creato e riteniamo che queste modifiche renderanno i nostri servizi ancora migliori.

(Fonte: WebNews)

Reclutare candidati: ci si avvale anche dei social network!

Non è certo la scoperta dell’acqua calda ma chi non vive i social network sotto il profilo professionale non immagina che «Il 37,5% delle imprese usa i social network per reclutare dei candidati secondo una vera e propria policy aziendale. Il 73,6% dichiara di avvalersi degli strumenti ‘social’ per le attività di selezione, pur senza seguire una procedura aziendale ufficiale. E il 55% degli intervistati dichiara di aver inserito nell’organico il candidato scovato online, a dimostrazione del fatto che la maggior parte delle aziende conclude positivamente almeno una selezione avvenuta con un social network quale canale di recruiting».

Questi sono alcuni dei dati emersi dall’indagine “Recruiting & Social network” a cura di Lorenzo Pulici, Hr & Communication specialist. L’indagine, condotta nei mesi di dicembre 2011 e gennaio 2012, ha coinvolto un campione di oltre 200 selezionatori del personale, tra Hr recruiter, Hr manager e responsabili di area di aziende nazionali che hanno indicato, per il 96%, Linkedin come lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale. A Linkedin seguono Facebook (37,7%), Twitter (18,2%), Youtube (6,5%) e, in ultimo, i blog (5,2%).

Se è vero che è Linkedin a farla da padrone tra i social network più adoperati dai recruiter, è anche importante sottolineare come ogni social abbia un proprio codice e un proprio linguaggio e, quindi, possa essere – avverte Pulici – strumento di ricerca per determinate tipologie di ruoli professionali“.

Ma Linkedin è già strutturato in modo da facilitare le ricerche degli utenti, come conferma a LABITALIA Silvia Achilli, Hr specialist di Capgemini: “Generalmente, Linkedin seleziona quello che potrebbe essere un annuncio d’interesse per l’utente, coerente con le informazioni professionali che ha inserito, e questo è un servizio che Linkedin offre a prescindere dagli intenti di recruiting della società“.

Facebook, invece, arriva in seconda battuta, per “integrare, confrontare, ampliare le informazioni raccolte – spiega Achilli – E poi l’azienda lo può utilizzare anche per inserire contenuti utili e interessanti per il target cui si rivolge, ovvero un target di giovani, neolaureati, il profilo che maneggia questo social network con maggiore confidenza. Dunque, se Linkedin è utilizzato per i profili più ‘skillati’, Facebook è l’ideale, invece, per la ricerca di profili junior“.

Il sistema dei social network – dice Lorenzo Pulici – è molto utilizzato nella ricerca di personale, perché è più rapido e permette di raccogliere una quantità di informazioni di vario tipo; incrociando i canali per la ricerca, infatti, si ottengono informazioni incrociate“.

I responsabili delle risorse umane, inoltre, sono costanti nella ricerca attraverso i social network per il 27,6% dei casi e ne fanno un uso saltuario nel 46% dei casi. Il 19,5% dei selezionatori, invece, usa questi canali a posteriori, ovvero per verificare le candidature e, infine, solo il 14,6% non ne fa affatto uso.

Per i profili commerciali si prospettano opportunità interessanti, visto che rappresentano la classe più ricercata tramite i social network, guadagnando la prima posizione nella classifica con un punteggio pari al 46,6%. Breve, però, la distanza dai profili economici (43,2%) e ingegneristici (40,9%). Fuori dal podio i candidati con una formazione informatica (20,5%), seguiti dai profili professionali relativi all’area umanistica (10,2%), a quella legale (9,1%), scientifica (6,8%), medicale (5,7%). In ultima posizione, infine, si classificano gli architetti (1,1%).

(Fonte: Rassegna.it, Adnkronos)

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