8 mesi dal sisma. Insieme per l’Abruzzo.

Il 6 aprile è stato un tragico evento che, colpendo il cuore abruzzese, ha creato così tanti disagi negli animi di tutti che, ora, il bisogno di andare avanti e il continuare a vivere sono diventati sinonimi di quella forza e di quel coraggio che ha invaso migliaia di persone, quelle persone che in pochi secondi hanno perso una casa, un parente, un lavoro, oppure che hanno visto svanire semplici obiettivi o sogni personali a cui avevano dedicato ogni minuto della loro giornata… fino a quella notte! C’è chi si è disperato per la perdita di un familiare e c’è chi si è disperato per la perdita dei suoi più cari amici. Ma c’è anche chi ha visto svanire le sue speranze universitarie e c’è chi ha visto il suo lavoro e il suo sostenimento venir meno. Ora sono passati 8 mesi. Otto mesi che hanno visto momenti di disperazione, di sconforto e di ira alternarsi a momenti di forza e coraggio, uniti alla voglia di rimettersi in carreggiata tutti assieme. Di far tornare tutta la zona colpita come era “prima”. Ci vorrà molto tempo, ci vorranno molti soldi e ci vorrà molta pazienza. In questi mesi il cuore abruzzese ha visto succedersi svariati eventi e appuntamenti che, apprezzati o no dalla gente, hanno comunque contribuito ad incoraggiare sia quei adulti demoralizzati e sia quei bambini che a tratti capiscono “cosa” è effettivamente successo. Concerti gratuiti da parte di star nazionali con l’intento di valorizzare le realtà abruzzesi nel campo della musica e dello spettacolo, iniziative musicali e sportive a pagamento ma espressamente volute con l’intento di dedicare l’intero incasso alla ricostruzione dell’Abruzzo colpito, uniti ai svariati appuntamenti creati nell’intera Italia, hanno fatto in modo che tutti i comuni terremotati non fossero stati soli in questa lunga scalata di ricrescita. A giugno ci fu un’iniziativa musicale napoletana intitolata “Insieme per l’Abruzzo” ed è proprio questa frase che penso sia il motto da seguire ora più che mai. Essere uniti per qualcuno che ha bisogno! Col descrivere questi eventi non voglio in alcun modo far credere che basti così poco per far rinascere ciò che il terremoto ha fatto morire. La maggior parte della gente non ha più la sua casa e chissà se un giorno la potrà riavere. Ora c’è chi alloggia presso case donate da gente non-abruzzese, c’è chi alloggia presso case appositamente costruite per loro dal governo italiano, c’è chi ancora oggi alloggia presso familiari o amici, ma c’è anche chi, fermo sulle sue idee e dei suoi princìpi, non vuole lasciare ciò che fino ad ora è stata la sua temporanea abitazione: una tenda. Vi è la paura di essere abbandonati a sé stessi presso alberghi lontani, vi è il timore di non poter seguire la vita del proprio paese… e io li capisco e li appoggio totalmente! Chi è stato colpito dal sisma deve essere compreso dal governo (o chi per loro), e non viceversa. Chiunque sa cosa è successo lì, o perché direttamente aveva parenti e amici o perché da quel giorno ha continuato, ora dopo ora, a seguire tutte le vicissitudini abruzzesi seguendo giornali e televisione, deve immedesimarsi in quelle persone la cui vita è nettamente cambiata. Facendo questo si potrà dare un maggiore e più diretto sostegno che, economico o affettivo che sia, verrà sicuramente apprezzato da tutti. Dai giorni dopo il sisma c’è anche chi ha visto oscillare in peggio i propri obiettivi: parlo degli studenti universitari de L’Aquila, quei ragazzi che da diverse parti dell’Italia sono (ed erano) iscritti presso le facoltà della città colpita. Nella cronaca abruzzese è stato anche questo uno degli argomenti più citati e discussi quando si parlava della vita aquilana rovinata: “E ora gli studenti cosa faranno?”. Dopo alcune promesse mantenute e altre che sono diventate solamente parole buttate al vento, la vita universitaria, a fine ottobre, è comunque riniziata, ma quest’anno sotto un diverso auspicio: “chi c’è c’è, chi non c’è amen!” Tantissimi alloggi sono stati promessi, ma tantissimi di loro non sono mai esistiti (almeno per ora). Diverse case sono state rimesse in affitto, ma diversi affitti sono lievitati di prezzo: come c’era da aspettarselo, ormai, l’onestà della gente viene a mancare esattamente nel momento di più bisogno. Si deve far notare che, fortunatamente, non tutti sono così.

Rosati Luca

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