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E’ sfociata in tre avvisi di garanzia una delle inchieste penali più importanti sui crolli: quella riguardante il palazzo in cemento armato di via Gabriele D’Annunzio sotto le cui macerie morirono tredici persone e due rimasero ferite.
I tre indagati sono:
- Filippo Impicciatore, costruttore e uno dei realizzatori dell’edificio nel lontano 1961;
- Fabrizio Cimino, il progettista dei lavori di ristrutturazione del 2002 ed ingegnere dell’Aquila;
- Fernando Melaragno, l’imprenditore esecutore dei lavori di restauro nel 2002.
I capi di imputazione sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni. Le lesioni sono contestate nell’avviso di garanzia in quanto ci sono due persone che sono rimaste ferite in seguito al crollo.
Nell’indagine penale sul crollo del condominio di via D’Annunzio, dove lo scorso 6 aprile sono morte 13 persone, vengono citate anche altre tre persone, che sono ormai decedute: il direttore dei lavori, il progettista e il titolare dell’impresa che ha fatto i lavori nel 1961. I provvedimenti sono stati notificati agli eredi ma pur contenendo le stesse accuse formulate nei confronti dei tre indagati del quarto filone della maxi inchiesta sul terremoto, gli atti sono finalizzati alla sola azione civile legata all’eventuale risarcimento danni che potrebbe essere dovuto ai familiari delle vittime e dei feriti. Ma si tratta di vicende ancora tutte da verificare.
Il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha depositato oggi nella cancelleria del Gup del Tribunale dell’Aquila le richieste di rinvio a giudizio dei sette dei nove indagati per disastro colposo.
Le due richieste di archiviazione sono state depositate nell’ufficio del Gip.
I sette indagati sono Gian Ludovico Rolli, Giulio Fioravanti , Massimo Calda, Carmine Benedetto, Ernesto Papale, Sergio Basile e Giovanni Cecere. I due indagati che dopo le indagini della Procura non avrebbero avuto ruoli sul crollo della costruzione, sono Mauro Irti e Alessandro Fracassi.
Secondo la Procura della Repubblica e le ulteriori indagini svolte dal Corpo forestale dello Stato vi sarebbero state delle censure nella costruzione realizzata a meta’ anni novanta: «Progetti incompleti dove mancavano dettagli architettonici e costruttivi relativi all’ancoraggio e all’appoggio delle coperture inclinate e mancato controllo».
Avanzati anche rilievi di «carenze e omissioni progettuali, di errori di esecuzione delle opere, di cattiva vigilanza».
Negligenze, secondo i periti nominati dalla Procura, che avrebbero potuto produrre diversi lutti tra gli studenti.
Il 13 e il 14 marzo le piazze italiane ospitano l’iniziativa che, quest’anno, festeggia il ventennale dell’attività di ADMO, ovvero oltre 370.000 donatori volontari iscritti e più di 2.160 vite salvate.
Costituita nel 1990 per volontà di un gruppo di persone fortemente motivate a creare, anche in Italia, una valida banca dati di donatori volontari, ADMO ha come scopo principale informare la popolazione italiana sulla possibilità di combattere le leucemie e altre malattie del sangue (linfomi, mieloma, thalassemia) attraverso la donazione e il trapianto di midollo osseo.
Sono molte le persone che ogni anno in Italia necessitano di trapianto, ma purtroppo la compatibilità genetica è un fattore raro, che ha maggiori probabilità di esistere tra consanguinei. Per coloro che non hanno un donatore consanguineo, dunque, la speranza di trovare un midollo compatibile per il trapianto è legata all’esistenza del maggior numero possibile di donatori volontari tipizzati, dei quali cioè siano già note le caratteristiche genetiche registrate in una banca dati.
Alla nascita di ADMO i donatori italiani erano 2.500. Oggi gli iscritti hanno superato i 370.000.
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